L'idea: aprire l'esecutivo alla minoranza Dem

Governo: per salvare le riforme Renzi pensa al rimpasto (arruolando Vasco Errani)

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Il presidente del consiglio Matteo Renzi (s) con Sergio Mattarella (d) durante la cerimonia del bicentenario dell'arma dei Carbinieri a piazza di Siena, Roma, 5 giugno 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Matteo Renzi e Sergio Mattarella

Matteo Renzi, fra le promesse a raffica di diminuzione di tasse, accelerazione di riforme, abbattimento del costo del lavoro, aveva annunciato che alla ripresa ci sarebbe stato un rimpasto di governo «per assestare la macchina dell’esecutivo» e predisporsi meglio alla battaglia parlamentare.

RIFORME – In realtà si tratta di una furbata alla Renzi, una mossa strategica per facilitare il cammino accidentato delle prossime riforme in programma a settembre, in particolare l’Italicum e il nuovo senato. Infatti il premier pensa di allargare la compagine governativa con alcune sostituzioni e immissioni per accontentare da un lato qualche esponente vicino alla minoranza dem, dall’altro qualche alleato ancora titubante in merito a specifici aspetti dei due provvedimenti citati.

MINORANZE – Questa graziosa concessione dovrebbe indurre le aree politiche riottose ad essere più accondiscendenti ai diktat e ai desiderata del boy scout fiorentino. In caso di malaparata c’è la soluzione di riserva: il ricorso alla fiducia di cui il governo ha già abusato in quest’anno e mezzo, senza incorrere nelle rampogne del Presidente della repubblica, come spesso accadeva ai tempi dell’esecutivo Berlusconi.

ERRANI – Ma torniamo al rimpasto: fra le voci più accreditate c’è l’arrivo di un pezzo da novanta dell’era bersaniana: Vasco Errani, per tre lustri governatore dell’Emilia Romagna, dimessosi dopo una condanna per falso ideologico poi annullata con rinvio dalla Cassazione. Errani dovrebbe prendere il posto di Claudio De Vincenti, già sottosegretario allo Sviluppo Economico, traslocato poi a Palazzo Chigi come sottosegretario alla presidenza.

RESPONSABILI – Altra nomina attesa è quella a viceministro degli Esteri di Enzo Amendola: membro della segreteria e responsabile Esteri, con lunga esperienza di questioni internazionali, ma anche uomo di punta della cosiddetta area dei «Responsabili». Cioè di tutti quegli ex diessini, come Cesare Damiano e altri, che al momento di votare la fiducia sull’Italicum a fine aprile hanno preso le distanze da Speranza e Bersani, decidendo di votare sì per senso di responsabilità, anche se in disaccordo.

FEDELISSIMI – Ma Renzi rafforzerà anche la posizione dei suoi fedelissimi: dovrebbe essere potenziato il già cospicuo mazzo di deleghe del Sottosegretario Luca Lotti, braccio destro del premier. Si occuperà adesso anche di sport , oltre che di Cipe e dell’editoria.

CENTRISTI – Tutta da definire invece la partita con Alfano e i centristi, cui dovrebbe andare un ministero, quello degli Affari regionali che fu della Lanzetta, mentre potrebbe essere accolta anche la richiesta di Scelta Civica, che chiede un riequilibrio nella compagine di governo. Ancora da definire, in questi casi, i nominativi da individuare, anche perché Alfano sembra voler collegare questa scelta alla sorte del provvedimento sulle intercettazioni telefoniche.

Il disegno di Matteo Renzi è abile e scaltro: rafforzare la compagine governativa, dando più poteri ai suoi e inserendo forze fresche (anche se stagionate come nel caso di Errani) per cercare di acquisire consensi anche in aree che contestano parte delle sue riforme. Finora il cammino è stato quasi in discesa soprattutto per mancanza di alternative politiche, ma la popolarità del premier è in netto calo, il suo peso reale in Europa quasi zero, e per questo cerca in tutti i modi di mantenere lo scettro ricorrendo anche a trucchetti come quello del rimpasto pilotato. Tanto dal versante del Quirinale non ha nulla da temere: Mattarella per ora non intravede candidati validi che possano sostituire il ragazzo di Rignano, e del resto la sua proverbiale prudenza difficilmente gli suggerirebbe mosse azzardate. Non per nulla proprio Renzi lo ha voluto sul colle più alto.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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