Le opposizioni all'attacco di Renzi, accusato di dare i numeri

Lavoro: figuraccia del governo, corretti al ribasso i dati diffusi sull’occupazione

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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Il ministro Poletti

Il ministro Poletti

ROMA – Giallo e brutta figura del Governo, che prima esulta, attraverso il ministero del lavoro, pubblicando dati incoraggianti in tema di occupazione, poi è costretto a fare marcia indietro e a scusarsi correggendo al ribasso i numeri diffusi. “Purtroppo, un errore umano nei calcoli relativi alle diverse componenti ha prodotto valori non esatti”, è stata la giustificazione del ministero. Accompagnata da una nuova tabella con i dati “veri” sui primi sette mesi del 2015.

CONTRATTI – Con la variazione si dimezza, da 630.585 a 327.758, il numero dei contratti aggiuntivi a tempo indeterminato rispetto allo stesso periodo del 2014. Un insieme che comprende anche le stabilizzazioni, favorite dagli sgravi contributivi concessi da gennaio al datore di lavoro che trasforma un contratto a tempo determinato in un contratto a tempo indeterminato. “C’è stato un errore umano nello scrivere una tabella, i dati che abbiamo modificato sono allineati a quelli dei mesi precedenti, a quelli che erano stati già rappresentati nei mesi precedenti e confermati dall’Inps”, ha detto Poletti a margine del vertice sul caporalato al ministero delle Politiche agricole. Secondo la nuova tabella i contratti attivati sono stati nel complesso (tra tempo determinato, apprendistato, contratti di collaborazione e “altri”) 5.150.539 e non 4.954.024 come comunicato precedentemente. Il saldo è di 1.136.172 contratti attivati in più, perché le cessazioni sono state oltre 4 milioni e non 2,6 milioni come attestava la tabella sbagliata.

SALDO – Tra gennaio e luglio del 2014, il saldo tra attivazioni e cessazioni era stato negativo per 137.587 unità, mentre considerando anche le 150.462 il risultato era positivo di 12.875 posti. Contro, appunto, i 327.758 di quest’anno. Nella tabella corretta, l’incremento delle attivazioni dei contratti a tempo indeterminato sullo stesso periodo del 2014 “è del 39,3%“: nei primi 7 mesi del 2014 furono attivati 771.486 contratti a tempo indeterminato mentre nello stesso periodo del 2015 hanno superato il milione. Insomma i dati, anche dopo la correzione, evidenziano l’effetto positivo degli sgravi per le assunzioni stabili. Resta il fatto che, se la qualità del lavoro migliora, l’occupazione non progredisce, come dimostrano i dati Istat. Per di più l’effetto, dopo il picco di aprile, sta scemando con il passare dei mesi. A luglio, al netto delle cessazioni, i nuovi contratti stabili sono stati 135.417 di cui solo 47 a tempo indeterminato.

POLETTI – I dati che abbiamo modificato – ha commentato Poletti, – sono allineati a quelli che erano già stati rappresentati nei
mesi precedenti e anche confermati dai dati dell’Inps. Quindi – ha concluso – il dato sostanzialmente è che c’è una conferma
di un incremento importantissimo dei contratti stabili ed il crollo delle collaborazioni”.

OPPOSIZIONI – Molto critiche le opposizioni, che accusano il governo di dare i numeri. Il Gruppo del Movimento 5 stelle al Senato in particolare ha affermato: Il ministro Poletti, che tutti ricordiamo per le sue frequentazioni a cena con personaggi come
Salvatore Buzzi ed esponenti della famiglia Casamonica, si è messo a dare i numeri: pur di provare a convincere il Paese della
bontà del Jobs act, spara cifre a caso che dopo due giorni è costretto a correggere nell’imbarazzo generale”.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Commenti (1)

  • Pierluigi

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    Negli anni ’50, quando entrai a far parte del prestigioso IGM, non esistevano computer, ma calcolatrici Brunswiga a manovella, manovrando le quali era anche facile sbagliare: per questo motivo i calcoli venivano eseguiti sempre da più persone.
    Adesso, con l’informatica, si può sempre fare una subroutine al programma, per controllare l’esattezza dei dati. “errore umano ” mi sembra una facezia.
    Più che altro mi sembra una parte di cui parlava a suo tempo Emilio Fede.

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