La foto del bimbo siriano è al centro del dibattito mondiale

Immigrazione: la Libia ora chiede aiuto all’Europa. Il generale Dempsey, capo del Pentagono: l’emergenza durerà 20 anni

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia

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Il generale Martin Dempsey

Il generale Martin Dempsey

NEW YORK – L’esodo di migranti e rifugiati dalla Siria e dal Nordafrica verso l’Europa e’ “una emergenza enorme, una crisi reale”: lo afferma uno dei massimi vertici del Pentagono, il generale Martin Dempsey, capo di stato maggiore delle forze armate Usa. In una intervista esclusiva alla Abc, Dempsey si e’ quindi detto “preoccupato” e ha sottolineato la necessità per tutti di agire “sia unilateralmente che con gli alleati”, considerando ciò che sta avvenendo “come un problema generazionale” e mettendo sul piatto adeguate risorse che permettano di affrontare la crisi per almeno 20 anni. A proposito della drammatica fotografia del bimbo siriano di tre anni morto su una spiaggia della Turchia, Dempsey ha auspicato che quella immagine “abbia un simile effetto a quella del 1995 del mortale attacco con i mortai alla piazza del mercato di Sarajevo, che spinse verso l’intervento della Nato in Bosnia”, cioè spinse la comunità internazionale ad agire con maggiore efficacia per trovare una soluzione ad una drammatica emergenza. Si tratta di un richiamo importante in vista della riunione annunciata dall’Onu, organismo che finora si è disinteressato ampiamente del problema.

TRIPOLI – Intanto sul versante del Mediterraneo, mentre a Ginevra sono ripresi i ‘negoziati di pace libici’ sotto egida Onu, il governo islamista libico di Tripoli (a differenza di quello di Tobruk privo di riconoscimento internazionale) ha chiesto ai Paesi europei ed arabi di organizzare “una conferenza regionale alla fine del mese “per porre fine alla tragedia dei migranti”. Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia di Tripoli, Mustafa
Laqlaib, che punta ad ottenere l’aiuto necessario ad ostacolar lo tsunami di migranti che dalle coste ad ovest della capitale, parte alla volta dell’Italia.  “La Libia non può gestire da sola il flusso di migranti e la Libia è solo un Paese di transito”, ha sottolineato ricordando come con la fine del regime di Muammr Gheddafi nel
2011 e le successive lotte intestine tra le fazioni rivali, in Libia si e’ aperto un vuoto attraverso il quale passano
migliaia di siriani attraverso l’Egitto (che sostiene il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte di Tobruk) o attraverso i Paesi dell’Africa sub-sahariana, Niger, Sudan e Ciad.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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