Ora è al centro di ripensamenti, discussioni, polemiche

Immigrazione e frontiere: cosa dice il trattato di Schengen. Obblighi e Stati coinvolti

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Una veduta della cittadina lussemburghese di Schengen

Una veduta della cittadina lussemburghese di Schengen

BRUXELLES – E’ sulla bocca di tutti, ma molti ignorano le origini, la storia e le regole del trattato di Schengen, che è diventato il simbolo dell’Europa unita senza frontiere consentendo la libera circolazione delle persone. Il trattato è ora al centro di discussioni, ripensamenti e polemiche a causa della complessa gestione dei milioni di migranti e rifugiati in fuga dal Sud e dall’Est del mondo che cercano di entrare in Europa.  Sull’onda di questi eventi l’Unione europea sta cercando di modellare il suo sistema di accoglienza e in questi giorni deciderà di ricollocare fra i Paesi membri altri 120.000 rifugiati arrivati in Italia, Grecia e Ungheria, in aggiunta ai 40.000 già previsti da una prima proposta di ripartizione temporanea che era stata varata a maggio, e che riguardava solo Italia e Grecia. Questo perché alcuni Stati avevano intenzione di sospendere l’efficacia del trattato di Schengen, che prevede la libera circolazione delle persone senza particolari controlli fra le frontiere degli Stati firmatari. Anche la supponente Germania della cancelliera Merkel, messa alle strette dall’arrivo di migliaia di presunti profughi, ha chiesto l’intensificazione dei controlli al Brennero, rimanendo sempre nell’ambito delle previsioni dell’accordo. Ma esattamente cosa prevede Schengen e quali Stati aderiscono?

TRATTATO – Schengen principalmente ha abolito i controlli sulle persone alle frontiere interne all’Europa, ma non solo: l’accordo prevede l’applicazione di regole e procedure comuni in materia di visti, soggiorni brevi, richieste d’asilo e controlli alle frontiere e anche il rafforzamento della cooperazione e del coordinamento tra i servizi di polizia e le autorità giudiziarie. Garantisce perciò il diritto alla libera circolazione e al soggiorno non collegato a motivi di lavoro. I cittadini degli Stati aderenti sono perciò liberi di attraversare i confini di uno Stato membro senza dover sottostare ad alcun controllo se non giustificato da motivi di ordine pubblico e di sicurezza nazionale. Attualmente aderiscono 26 paesi, 22 dell’Unione Europea e quattro esterni all’Unione: Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtestein. Fanno parte dell’Unione europea e non di Schengen invece Romania, Bulgaria, Cipro e Croazia. Regno Unito e Irlanda partecipano solo ad alcuni aspetti, relativi alla cooperazione giudiziaria e di polizia e dunque hanno mantenuto i controlli alle frontiere.

LE ORIGINI. Schengen è il nome di una cittadina lussemburghese sulle rive della Mosella, all’incrocio simbolico dei confini tra Francia, Germania e Benelux. Qui, nel 1985, venne firmato l’accordo omonimo da parte del primo nucleo di paesi pionieri per l’abolizione dei controlli alla frontiera che rallentavano mobilità e commercio tra paesi confinanti e interdipendenti: Lussemburgo, Belgio, Olanda, Francia e l’allora Germania Ovest.

L’EVOLUZIONE – L’accordo nacque come intergovernativo, fuori dal quadro Ue, in quanto nel 1985 non fu possibile trovare un consenso tra i 10 stati membri dell’allora Comunità Europea. Nel 1990, però, firmò la Convezione di Schengen anche l’Italia, e negli anni immediatamente successivi Spagna e Portogallo (1991), Grecia (1992), Austria (1995), Danimarca, Finlandia e Svezia (1996). I paesi europei decidono allora di farlo rientrare nel quadro legale comunitario, integrandolo a pieno diritto nell’ ‘acquis’ con il Trattato di Amsterdam (1997).

OGGI – Lo spazio Schengen – come detto – comprende adesso 26 paesi europei, di cui 22 membri dell’Ue. Non hanno aderito Gran Bretagna e Irlanda (opt-out), Cipro (l’isola è divisa in due dall’invasione della Turchia), Croazia (ingresso previsto 2015-2016), Bulgaria e Romania (via libera della Commissione ma veto di Germania, Olanda e Finlandia). Vi rientrano invece Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera, che non fanno parte della Ue.

COME FUNZIONA – Dal 1995 (per l’Italia dal 1997) sono stati aboliti i controlli sistematici alle frontiere interne dei paesi aderenti all’area Schengen (restano possibili controlli a campione) mentre sono obbligatori quelli alle frontiere esterne. Non sono messi in discussione i controlli all’interno di un Paese. C’è poi il sistema comune di scambio di informazioni (il Sis, potenziato nel 2013, ora Sis 2), che è responsabilità degli stati membri utilizzare e implementare.

MECCANISMI D’EMERGENZA – E’ possibile, in caso di emergenza o di situazioni eccezionali (manifestazioni, eventi sportivi o politici, ecc.) reintrodurre previa informazione a Bruxelles i controlli obbligatori alle frontiere interne per un massimo di 30 giorni. Sulla base di una valutazione del rischio in base a criteri abbastanza ampi sono anche possibili controlli mirati per assicurare che non ci siano minacce per la sicurezza.

GRAN BRETAGNA – L’emergenza immigrazione a Calais ha colpito anche il Regno Unito, tanto che il ministro dell’Interno britannico, Theresa May, ha lanciato l’idea di chiudere le porte anche ai cittadini dell’Unione Europea in cerca di lavoro in Gran Bretagna. La proposta ha il sapore della provocazione, ma giuridicamente non è praticabile. Da Bruxelles è arrivato subito un richiamo a Londra: “La libera circolazione dei cittadini europei è parte integrante del mercato unico”, ha detto la portavoce della Commissione Ue Mina Andreeva. Bruxelles fa quindi sapere che la non adesione di Londra ai trattati di Schengen sulla libera circolazione delle persone non cambia poi la sostanza. “I lavoratori Ue beneficiano di questo diritto fin dalle origini dell’Unione europea, visto che tale principio è contenuto nel trattato di Roma del 1957”.

VIOLAZIONE – Dunque le misure annunciate dal ministro britannico May “non sono praticabili perché contrastano col diritto alla libera circolazione dei cittadini su suolo europeo”, anche se la Gran Bretagna non ha aderito a Schengen. Può esercitare quindi controlli alle frontiere.  Ma i cittadini Ue possono entrare in UK ” alla luce delle norme sulla libera circolazione dei cittadini dell’Ue”.

ESECUZIONE – Se la Gran Bretagna, anche dopo gli avvertimenti dell’Ue, perseverasse nel suo proposito, andrebbe incontro alla violazione non del Trattato di Schengen, ma alla più grave violazione del Trattato di Roma, quello da cui l’Unione europea ha preso inizio. E a quel punto sarebbe soggetta alla procedura d’infrazione avanzata dalla Commissione, fino ad adire la Corte di Giustizia del Lussemburgo. Che condannerebbe il governo Cameron con sentenza alla quale il Regno Unito, in virtù degli accordi sottoscritti, deve dare obbligatoriamente esecuzione, adeguando le sue regole alla normativa comunitaria.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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