Disponibilità del Regno Unito che lancerà raid aerei in Siria contro l'Isis

Immigrazione: la Germania chiede all’UE un nuovo vertice per superare i veti dei Paesi dell’Est

di Paolo Padoin - - Cronaca, Primo piano

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commissione ue

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LUSSEMBURGO – Quella marcia dei disperati lungo l’autostrada verso l’Austria, a piedi, con le bandiere dell’Europa al vento, scuote le coscienze. Ma non smuove i paesi dell’Est, che non vogliono sentir parlare di quote obbligatorie per la redistribuzione dei rifugiati. Mercoledì prossimo, davanti alla plenaria di Strasburgo, Jean Claude Juncker presenterà il piano per l’emergenza. Però servirà probabilmente un nuovo vertice straordinario (a livello di primi ministri) per uscire dallo stallo.

GERMANIA – E’ il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, al termine di un consiglio informale che Federica Mogherini non esita a definire “difficile”, a dire ufficialmente che Berlino ritiene “necessario un nuovo Consiglio Europeo”. Dovrà essere l’occasione per mettere davanti alle loro responsabilità non solo Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria (i quattro del gruppo di Visegrad che sono ufficialmente usciti allo scoperto) ma anche baltici; la Gran Bretagna, per bocca del premier Cameron, si è dichiarata disposta ad accogliere 15.000 profughi e inizierà una campagna di raid aerei contro l’Isis in Siria, per risolvere il problema alla radice.

PAESI EST – L’argomento forte con i paesi dell’Est lo ricorda Jean Asselborn, ministro degli Esteri e per l’immigrazione del Lussemburgo, che detiene la presidenza di turno della Ue. Negli anni ’90 c’è stata “enorme solidarietà” verso i paesi che riemergevano dalla Cortina di Ferro. “Alla fine se ne ricorderanno”, aggiunge. Ma per ora Budapest non molla. Entrando nella riunione, Peter Szijarto, il ministro degli Esteri di Viktor Orban accusa la Germania – senza nominarla – di “dichiarazioni irresponsabili” e parla già di “fallimento della politica europea dell’immigrazione”, rivendicando che l’Ungheria applica le regole di Schengen, di Frontex e di Dublino.

MOGHERINI – I tanti vertici per la Grecia e la crisi dell’euro toccavano il portafoglio. Il tema dell’immigrazione parla alla pancia delle popolazioni europee. E rischia di essere distruttivo per la Ue. Lo sottolinea l’Alto rappresentante (“in gioco non ci sono solo le vite dei rifugiati, ma anche la Ue ed il significato di stare insieme nell’Unione”).

GENTILONI – Mentre Paolo Gentiloni tuona: l’Italia “negli ultimi due anni non si è certo tirata indietro nel soccorrere, aiutare e accogliere” ed ora “pretende un impegno comune”. L’ “orizzonte futuro” per risolvere alla radice una situazione destinata a durare nel tempo – perché estirpare le cause alla radice in Siria, Iraq, Afghanistan, Eritrea (da dove arrivano i rifugiati che sfuggono alle guerra e che, come ricorda Mogherini, “abbiamo il dovere legale” di ricevere) ma anche nei paesi africani (dove fuggono per lo più dalla povertà) impone tempi fatalmente lunghi – per l’Italia è quello del “diritto d’asilo europeo”, come torna a ricordare il capo della Farnesina. Ma servono azioni urgenti, la ridistribuzione obbligatoria, l’armonizzazione degli standard nell’esame delle domande. “Mi auguro non ci siano veti” alle proposte della Commissione, avverte Gentiloni.

PROPOSTE – Proposte che fanno discutere, ma i cui “numeri” sono in partenza già inadeguati. “In Turchia ci sono 2 milioni di rifugiati, in Giordania 900mila, in Libano più di un milione”, ricorda Federica Mogherini. “Bisogna avere il senso delle proporzioni”, aggiunge la ministro degli Esteri europeo, ricordando che se c’è “largo consenso” sull’azione esterna (compreso il passaggio alla ‘fase 2’ della missione navale nel Mediterraneo, con la caccia attiva ai trafficanti in alto mare) è nell’azione interna che la Ue si gioca “la credibilità”. E mette in guardia dall’idea di aprire gli ‘hotspot’ anche nei paesi terzi: si rischia di destabilizzare paesi già sotto pressione, servirebbero “risorse enormi”, senza contare il pressione, servirebbero “risorse enormi”, senza contare il problema dei rischi per chi dovrebbe andare a chiedere asilo alla Ue senza essere sul suolo europeo.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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