Carlo Lapucci: le barzellette tra humour e filologia

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Firenze, 7 settembre 2015 – Un pazzo legge il giornale ad alta voce: «A Tokyo viene investito un pedone ogni mezz’ora». «Poveraccio!», commenta il suo compare… I matti sono tra i protagonisti preferiti di barzellette vecchie e nuove, assieme a Pierino, ai carabinieri, ai dottori coi loro pazienti. Con il secondo volume delle «Barzellette italiane» (pp. 256, euro 16) si chiude il compendio di Carlo Lapucci dedicato a questo antichissimo e spassoso genere della tradizione orale. Nato a Vicchio Mugello nel 1940 e poi trasferitosi a Firenze dove vive da anni, l’autore è ormai un punto di riferimento nello studio del folklore (le sue «Fiabe toscane» uscite nel 1984 continuano a spopolare in libreria e nelle scuole). Impegnato nell’ambizioso progetto di ricognizione completa della narrativa popolare, è autore di testi come il “Dizionario dei proverbi italiani” (2007) e “Le leggende della terra toscana” (2011).

Con i suoi due volumi sulle barzellette (il primo è uscito l’anno scorso) ha confezionato la raccolta più consistente di materiale elaborato secondo i criteri della sua filologia specifica. Freddure, battute e storiellette sono suddivise per generi: quest’ultimo tomo si concentra, tra l’altro, sui politici e i grandi personaggi della storia, sugli animali (da quelli più furbi a quelli più ingenui), sulle “donne allegre” e su varie attività umane come la psicanalisi e la caccia. Ogni capitolo è preceduto da una breve introduzione che ne permette la lettura culturale, sociale, storica, e naturalmente quella di puro divertimento, per andare oltre l’accademia e farsi quattro risate nei momenti di noia.

 

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