Una nota della Curia fa il punto dopo la richiesta del governatore Rossi

Immigrazione, il cardinale Betori: la chiesa fiorentina risponderà all’appello del Papa. Ma autonomamente, senza vertici istituzionali

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano

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Cardinale Giuseppe Betori

Cardinale Giuseppe Betori arcivescovo di Firenze

FIRENZE –  Il Cardinale di Firenze, Giuseppe Betori, risponde indirettamente alla richiesta del Presidente della Regione, Enrico Rossi, che aveva affermato di voler prendere contatto con la Curia per “per definire come la Chiesa toscana intenda attuare l’invito del Papa”.  Afferma Betori: “La Chiesa fiorentina è da tempo impegnata nell’accoglienza di profughi e rifugiati e già ne ospita alcune centinaia in strutture messe a disposizione da parrocchie ed enti diocesani. In questa accoglienza diverse parrocchie dell’arcidiocesi sono già impegnate, soprattutto attraverso i propri volontari”. E chiede a tutte le parrocchie “un ancor maggiore coinvolgimento”. Ma in autonomia, senza farsi coinvolgere in riunioni o vertici istituzionali. In sostanza: la Chiesa in fatto di carità e accoglienza sa come fare. L’ha sempre fatto.

PARROCCHIE – In primo luogo, spiega l’arcivescovo, “le parrocchie, che con disponibilità e generosità intendono seguire la strada indicata dal Papa, si mettano in contatto con la Caritas diocesana, che sola può garantire il coordinamento necessario a un’ordinata attuazione di questa complessa operazione e soprattutto i rapporti con le autorità dello Stato e quelli con le amministrazioni locali, perché tutto avvenga nel rispetto delle leggi e delle normative”.

COORDINAMENTO – All’interno del coordinamento diocesano, assicurato dalla Caritas di Firenze, prosegue Betori “ogni parrocchia è invitata a farsi formalmente e concretamente carico dell’accoglienza di una famiglia o di un piccolo gruppo di profughi, secondo l’invito del Papa”. Una cosa che può essere fatta dalle parrocchie, anche collegandosi tra loro, individuando “spazi per offrire ospitalità alla famiglia o gruppo di profughi di cui ci si fa carico fornendo abitazione, cibo, vestiario e ogni cura necessaria”, costituendo, dove non ci fosse, una Caritas della parrocchia. Gli spazi possono essere nel territorio parrocchiale “o in luoghi di cui può usufruire (penso alle ex-canoniche che alcune parrocchie cittadine gestiscono nei piccoli paesi della periferia della diocesi) o che possono essere messi a disposizione dalla stessa parrocchia, da istituti religiosi, da enti diocesani o anche da privati cittadini. La diocesi, con un po’ d’aiuto, è disponibile a recuperare e rendere agibili altre strutture e in alcuni casi si sta già confrontando con le istituzioni pubbliche, continuo il contatto e la collaborazione con la Prefettura”.

La nota del cardinale ricorda infine che la Caritas diocesana e quelle parrocchiali gestiscono inoltre con i loro operatori e volontari molti altri luoghi di accoglienza messi a disposizione dai Comuni dell’area metropolitana fiorentina, dalla Regione e da privati, occupandosi anche dell’integrazione dei migranti che comprende assistenza per le pratiche legali e burocratiche e iniziative di inserimento nella comunità locale. “Sono certo – conclude Betori – che la risposta delle nostre parrocchie all’appello del Papa sarà generosa secondo le nostre tradizioni fiorentine”.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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