Le iniziative dello Stato per i delitti del maniaco

Mostro di Firenze: da viceprefetto annunciai la taglia (500 milioni) e «Occhio ragazzi»

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento

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scopeti

La piazzola degli Scopeti, vicino a San Casciano Val di Pesa, luogo dell’ultimo delitto

L’anniversario dei 30 anni dell’ultimo duplice delitto del Mostro di Firenze è stato celebrato ieri da Sandro Bennucci, antico cronista e ora direttore del nostro giornale. A me è stato affidato il compito di buttare giù un ricordo di quegli eventi, sia come cittadino ma soprattutto come funzionario dello Stato che si è occupato dei due ultimi  duplici omicidi: nel 1984 e nel 1985. Mi interessai direttamente delle indagini nella mia veste di Capo Gabinetto del prefetto di Firenze, che all’epoca era Giovanni Mannoni. Ricordo che nel 1984 non si parlava quasi più dei delitti delle coppiette, l’ignoto autore era inattivo da tempo e solo magistratura e forze dell’ordine continuavano le indagini.

MOSTRO – Ma del mostro avevo ovviamente cominciato a conoscere le gesta prima d’iniziare il percorso della carriera prefettizia, e un delitto in particolare mi rimase impresso: quello a Borgo San Lorenzo, vittime Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore, due fidanzatini che si erano appartati nella 127 di lui per scambiarsi effusioni ed erano stati sorpresi, uccisi e (lei) mutilata dal maniaco. L’antefatto: nel 1971 lavoravo a La Fondiaria Assicurazioni in Piazza della Libertà, e la lunga mattinata di frenetico impegno veniva interrotta dall’arrivo di una bevanda, di un caffé, di una brioche portata in ufficio da un giovane dipendente del bar della piazza. Un ragazzino moro, magro, dai tratti tipicamente mediterranei, efficiente, simpatico e gioviale, di nome Pasqualino. Era proprio Pasquale Gentilcore e immaginatevi la mia tristezza, e la mia commozione, quando scoprii in seguito, dagli articoli e dalle foto dei giornali, la terribile fine a cui era andato incontro. In seguito lessi le notizie sui successivi delitti, ma il mio coinvolgimento diretto, a livello professionale, risale al periodo in cui – tornato da Bruxelles dove avevo lavorato come funzionario Ue – ripresi servizio alla prefettura di Firenze.

DELITTI – Fu dunque nel 1984, collaborando col prefetto Mannoni, che  cominciai a occuparmi del serial killer che aveva terrorizzato le campagne toscane uccidendo le coppiette che sostavano in luoghi isolati e mutilando orrendamente le ragazze. Nel 1984 e nel 1985 infatti il “mostro” tornò a colpire per due volte, le ultime. Allora venne a Firenze il ministro dell’interno – era Oscar Luigi Scalfaro, futuro Capo dello Stato –  che incontrò  non solo prefetto e Forze dell’ordine, ma anche i magistrati che conducevano le indagini.

TAGLIA – Fu deciso di stanziare una taglia di mezzo miliardo (di Lire) da usare per eventuali informatori, una risoluzione presa per non “privarsi di una via per accertare la verità”. La somma fu messa a disposizione di chiunque avesse fornito indicazioni utili a identificare il “mostro”. L’importo fu consegnato alla prefettura di Firenze e il responsabile della custodia e della gestione dell’ingente somma era il sottoscritto. Un fatto che mi causò non poca apprensione. L’iniziativa non ebbe alcun esito e il mezzo miliardo tornò nelle casse del ministero dell’Interno.

La campagna 'occhio ragazzi'

La campagna ‘occhio ragazzi’

OCCHIO RAGAZZI – Successivamente a Palazzo Medici Riccardi si riunì il Comitato provinciale per la sicurezza, al quale presero parte anche il procuratore della Repubblica Raffaello Cantagalli, e i sostituti Piero Luigi Vigna e Paolo Canessa, per approntare un piano di informazione e prevenzione, con la collaborazione dei mass media e del Comune di Firenze. Furono stampate un milione e ottocentomila cartoline da distribuire ai caselli autostradali, negli ostelli della gioventù, campeggi, stazioni ferroviarie e 20 mila locandine da affiggere nei negozi, negli uffici e sugli autobus. Fu realizzato anche uno spot pubblicitario. L’incarico di organizzare il tutto fu affidato a me, e ricordo con soddisfazione che la campagna, denominata “Occhio, ragazzi”, ebbe una vastissima eco sulla stampa internazionale. Non posso affermare con sicurezza che a questa campagna sia dovuta la successiva assenza di altri delitti, ma certo ebbe molta risonanza e raggiunse moltissimi giovani, avvertendoli del pericolo.

PACCIANI – Successivamente, come noto, sono stati condannati quali responsabili dei delitti Pietro Pacciani e i suoi compagni di merende, anche se il sentimento popolare non ha mai identificato in quelle persone il vero “mostro di Firenze”. Si pensava piuttosto a qualche ormai anziano giovanotto tarato psicologicamente che sfogava le sue turbe con questi macabri omicidi, magari protetto dalla vecchia madre, dalla famiglia o dai parenti più cari. Ma si è trattato sicuramente di una suggestione ispirata a trame di vecchi film.

INDAGINI – Nello scorso mese di luglio – come ha ricordato anche Sandro Bennucci – sembrava che ci fossero indizi per la riapertura delle indagini, ma niente di particolarmente interessante è venuto fuori dall’esame dei nuovi elementi.

Resta dunque consacrata la verità giudiziaria e la colpevolezza dei compagni di merende. Fino a prova contraria sono loro ‘il mostro di Firenze’, i protagonisti di una vicenda che ha angustiato per lunghi anni un’intera città, ma direi un intero Paese, della quale, anche dopo trent’anni dall’ultimo evento, resta ancora viva la memoria.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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