La spesa: 230 milioni di euro l'anno

Pensioni dei parlamentari: privilegi anche per la flessibilità. Con 10 anni di ‘servizio’ si va in pensione a 60 anni: senza penalizzazioni

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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La Camera vota

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ROMA – Mentre Renzi ha annunciato dal salotto di Porta a Porta una frenata sul progetto di riorganizzazione del sistema pensionistico, soprattutto per quanto riguarda l’anticipo dell’età pensionabile, òa cosiddetta flessibilità, esistono categorie di privilegiati che le regole se le scrivono a proprio uso e consumo e se le approvano autonomamente. C’è infatti una categoria di lavoratori ai quali, invece, basta lavorare per dieci anni per vedersi scontata di un lustro l’attesa per ricevere la tanto agognata pensione. E senza dover rimetterci un euro. Si tratta, manco a dirlo, dei parlamentari della Repubblica. Per loro la flessibilità in uscita esiste, eccome. E non è affatto a «costo zero» per le casse dello Stato, come auspicato da Renzi quando si è trattato di ipotizzare l’anticipo della pensione per i comuni cittadini.

PRIVILEGI – A scoprire l’ennesimo privilegio della casta è stato il Movimento 5 Stelle, che è andato a ripescarsi il comma 2 dell’articolo 2 dello «Schema di regolamento delle pensioni dei deputati». Vi si legge che «per ogni anno di mandato parlamentare oltre il quinto anno, l’età richiesta per il conseguimento del diritto a pensione è diminuita di un anno, con il limite all’età di 60 anni». Sostanzialmente, ogni anno supplementare dopo una legislatura completa di cinque anni, permette di anticipare la pensione di dodici mesi rispetto ai 65 anni stabiliti. Chi sta sei anni a Montecitorio può ricevere l’assegno dai 64, chi tocca i sette può godere dal vitalizio già dai 63 e via dicendo fino al minimo dei 60 anni. Senza penalizzazioni.

BONUS – «Mentre la legge Fornero costringe i cittadini a lavorare più di 40 anni per ottenere una pensione da fame – attacca il grillino Riccardo Fraccaro – i deputati hanno diritto al bonus che gli consente di andare in pensione già a 60 anni con sole due legislature intascando migliaia di euro.». «Porteremo questo scandalo in Ufficio di Presidenza e continueremo a batterci finché non verrà cancellato – continua Fraccaro – così come abbiamo fatto per tanti altri vergognosi privilegi».

VITALIZI – Di fatto i vitalizi dei parlamentari vengono erogati non dall’Inps ma direttamente da Camera e Senato. Prima della riforma deputati e senatori potevano ricevere la rendita dopo aver svolto appena un mandato (anche in caso di chiusura anticipata della Legislatura) e dopo aver compiuto il 65esimo anno di età. A far discutere, inoltre, era la portata dell’assegno: versando solo l’8,6% dello stipendio da parlamentare, deputati e senatori ottenevano la bellezza di oltre tremila euro mensili dopo appena 5 anni di mandato.

RIFORMA – Ora questo sistema è stato reso più equo. Dal primo gennaio 2012, infatti, per ottenere il vitalizio da parlamentare occorrono cinque anni effettivi di lavoro alle Camere e, inoltre, l’entità dell’assegno viene calcolata con il sistema contributivo. Ma le nuove regole valgono esclusivamente per la parte di pensione che viene maturata dopo il 31 dicembre 2012. In pratica, chi era in Parlamento già nelle passate legislature e ci è rimasto, percepirà una quota consistente del proprio vitalizio calcolata con le regole del retributivo. Inoltre, come detto, resta la possibilità di anticipare l’arrivo dell’assegno anche a 60 anni.

Per questo la spesa per i vitalizi di Camera e Senato ha continuato ad attestarsi su livelli notevoli, oltre 230 milioni di euro l’anno per una platea di un migliaio di privilegiati

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Commenti (2)

  • Prospero moirano

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    Fanno schifo ad iniziare da Renzi che non si capisce chi lo abbia messo in quel posto. Tutta gente incompetente che andrebbe rimossa a calci

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  • eraldo

    |

    vergogna!

    Rispondi

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