Tutti i paesi temono di essere sopraffatti dall'ondata di profughi

Europa: i ministri dell’interno decidono la ripartizione di 40.000 migranti. Ma gli Stati chiudono le frontiere

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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migranti

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BRUXELLES – Il consiglio dei ministri dell’Interno ha adottato la decisione dello schema di ricollocamento per 40mila profughi da Italia (24mila) e Grecia (16mila). Questa cifra era stata stabilita nella prima parte del piano di ricollocamento. La proposta era stata presentata dalla Commissione europea a maggio e approvata a luglio dal Consiglio Ue, che però si era fermato alla redistribuzione di 32 mila rifugiati. Danimarca e Regno Unito non parteciperanno. Gli Stati riceveranno 6 mila euro per ogni persona accolta. La decisione per essere operativa dovrà essere sottoposta alla consultazione del Parlamento europeo, e quindi occorrerà ancora tempo perché l’Italia sia sgravata di un peso, seppur minimo. “Si tratta di un importante messaggio politico”, afferma la presidenza lussemburghese di turno dell’Ue. “In contemporanea si crea la base legale per iniziare con l’attuazione degli hotspot”. Ma restano le divergenze con i Paesi dell’est, contrari a ogni forma di ripartizione e d’accoglienza.

Mentre l’emergenza non si ferma molti paesi europei seguono l’esempio della Germania e bloccano le frontiere. L’Austria reintrondurrà controlli al confine con l’Ungheria, nel tentativo di gestire l’afflusso di rifugiati. La Francia ha annunciato che “sono già state date disposizioni” per ristabilire nuovamente i controlli alla frontiera francese con l’Italia “se si ripeterà una situazione identica a quella di alcune settimane fa”. Lo ha affermato il ministro dell’interno francese, Bernard Cazeneuve. Parlando al fianco del collega tedesco Thomas de Maiziere, ha sottolineato che «la Germania è legittimata a ristabilire i controlli alle frontiere per assicurarsi il rispetto delle regole che ci uniscono» in Europa, a cominciare dal Codice delle frontiere di Schengen.

Anche la Polonia è pronta a ripristinare i controlli alla frontiera. Lo ha detto il primo ministro Ewa Kopacz spiegando che la misura sarà presa nel caso di «segnali di minaccia dall’esterno». «Accetteremo il numero di rifugiati che possiamo permetterci, non uno di più, non uno di meno», ha poi aggiunto riferendosi alle quote di rifugiati del piano Europeo.

La Repubblica ceca ha schierato invece la polizia ai confini con l’Austria per fronteggiare l’emergenza migranti.

L’Italia ha solamente intensificato i controlli alla froniera del Brennero.

L’Olanda non ci sta a passar per il paese più aperto e ripristinerà i controlli provvisori ai confini, come autorizza Schengen. Pattuglie della polizia cominceranno a circolare lungo le frontiere con il Belgio e la Germania tra poche ore, ha annunciato il ministro olandese della Sicurezza e della Giustizia Klaas Dijkhoff. “E un modo per capire rapidamente se la corrente di migranti si sposta verso l’Olanda” ha detto Dijkhoff.

Dunque l’iniziativa della Merkel – che prima ha allargato le braccia e le frontiere agli immigrati, illudendoli di accoglierne 500.000 all’anno, e poi chiude i confini –  ha avuto il solo effetto di moltiplicare gli arrivi dei profughi attraverso la via dei balcani, ma ha poi costretto la cancelliera a fare una precipitosa marcia indietro e chiudere le frontiere, imitata da molti Stati. Così, in questo momento, la libera circolazione fra gli Stati europei è sospesa, sono sospesi gli effetti del Trattato di Schengen. Qualcuno ieri ha detto che l’invasione degli immigrati rischia di mandare in tilt l’Europa. Probabilmente ha ragione e questo è solo un primo assaggio.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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