Stipendi fermi dal 2011

Statali: il ministro Madia avvia le trattative per il rinnovo dei contratti. Stipendi fermi dal 2011

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Top News

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Ministero della funzione pubblica

ROMA – Il Governo ufficializza l’impegno a riaprire le trattative per sbloccare gli stipendi degli statali, fermi dal 2011, ma le cautele non mancano. I nodi da sciogliere sono diversi e il primo riguarda le risorse da mettere sul tavolo. Ci sono poi anche cavilli burocratici, con implicazioni concrete, come la definizione dei comparti. Il ministro della P.A, Marianna Madia, ha comunque garantito, prendendo la parola nell’Aula di Montecitorio, la volontà di “riaprire la stagione contrattuale”, ma, ha sottolineato, “senza fughe in avanti”.

SINDACATI – Intanto i sindacati vanno in pressing scrivendo al premier Matteo Renzi per chiedere un incontro urgente sul tema dei contratti. L’occasione per sciogliere ogni dubbio sulla ripresa della contrattazione è stato il via libera alle mozioni, presentate da più gruppi parlamentari, per impegnare l’esecutivo a scongelare le retribuzioni nel pubblico impiego. Le mozioni sono passate alla Camera accompagnate dal parere favorevole del Governo che con il ministro Madia ha però condizionato il suo sì a diverse precisazioni. “Non accoglierò impegni che precedono la discussione collegiale in sede di Legge di Stabilità, dove si definiranno le risorse”.

CIFRA – La cifra da destinare ai rinnovi si aggirerebbe intorno a un miliardo per il 2016. Ovviamente la tornata contrattuale sarà triennale, fino al 2018, quindi la cifra complessiva dovrà tenere conto dello stanziamento completo. Non solo, c’è anche da recuperare una parte di quest’anno, visto che la sentenza della Consulta, sull’illegittimità dello stop, è entrata in vigore a luglio agosto (si dovrebbe comunque restare sotto i cinque miliardi totali). Tra le misure per finanziare i contratti ci porrebbe anche essere un intervento sul turnover, una chiusura che sarebbe però limitata a determinati settori. Una sorta di mini-blocco del ricambio, che per altro è comunque ancora limitato fino al 2018 (al 40% nel 2015, al 60% nel 2016, all’80% nel 2017, percentuali tarate non sulle teste ma sulle risorse).

BUSTA PAGA – Discorso diverso è poi capire quando tutto ciò si tradurrà in soldi veri nelle buste paga dei dipendenti pubblici, molto dipenderà dall’andamento della trattativa tra le parti, da un lato il Governo e dall’altra i sindacati. Cgil, Cisl e Uil hanno fretta e lo mettono nero su bianco nella lettera inviata a Renzi e Madia: “Non è più differibile l’apertura formale di un confronto”, scrivono. Per i leader delle tre sigle (a firmare il messaggio sono Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo) il rinnovo “è necessario” anche per sanare una “ferita grave” che “vede i lavoratori pubblici e le amministrazioni pubbliche gravemente indeboliti”. Prima di negoziare sugli incrementi salariali, c’è però da risolvere la questione dei comparti, dato che la legge Brunetta impone di scendere da undici a quattro.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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