Le decisioni della commissione territoriale

Immigrazione, Firenze: due terzi dei richiedenti non ha diritto all’asilo. Sono solo migranti economici

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano

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Gruppo di migranti in arrivo a Firenze

Gruppo di migranti in arrivo a Firenze

FIRENZE – Due terzi dei richiedenti asilo, a Firenze, non ha diritto a restare. Non sono in possesso dei necessari requisiti. Come si sa, ci sono accese dispute fra chi è favorevole all’accoglienza incondizionata e chi, invece, chiede più rigore perché non possiamo accogliere tutti. Ma vediamo quali sono le regole da seguire per l’accoglienza di profughi e rifugiati, come si ottiene  una qualifica che viene riconosciuta soltanto a chi si trova in  particolari condizioni e viene concessa a seguito di specifica istruttoria.

RICONOSCIMENTO – Le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale – quegli speciali organismi che esaminano le domande degli stranieri che arrivano in Italia e chiedono il riconoscimento dello status di rifugiato, profugo ecc. – sono composte da 4 membri di cui due appartenenti al ministero dell’Interno, un rappresentante del sistema delle autonomie e un rappresentante dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Acnur/UNHCR). All’audizione del richiedente asilo partecipa anche un interprete. Ci sono venti Commissioni territoriali – con quattordici sezioni costituite o da costituire – oltre alla Commissione Nazionale che ha compiti essenzialmente di indirizzo e coordinamento e formazione dei componenti delle Commissioni Territoriali, nonché di esame per i casi di cessazione e revoca degli status concessi.

COMMISSIONE NAZIONALE – La Commissione nazionale per il diritto d’asilo individua le linee guida per la valutazione delle domande e collabora con altri organismi istituzionali nonché con gli analoghi organismi dei Paesi membri dell’Unione europea. Provvede ad aggiornare una banca-dati informatica contenente le informazioni utili al monitoraggio del fenomeno delle richieste di asilo nel nostro Paese.

COMMISSIONI TERRITORIALI – La Commissione territoriale esamina le domande di chi arriva in Italia. A seguito d’istruttoria può riconoscere lo status di rifugiato e in questo caso rilascia un provvedimento che consente al richiedente di ritirare in Questura il permesso di soggiorno per asilo. Il permesso di soggiorno per asilo ha una durata di 5 anni ed è rinnovabile ad ogni scadenza. La Commissione può anche non riconoscere lo status di rifugiato e concedere la protezione sussidiaria, se ritiene che sussista un rischio effettivo di un grave danno in caso di rientro nel Paese d’origine. In questo caso il soggetto interessato può ritirare il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria negli uffici della Questura. Questo tipo di permesso ha una durata di 3 anni ed è rinnovabile ad ogni scadenza, dopo che la Commissione Territoriale abbia rivalutato il caso, talvolta anche senza una nuova audizione. Il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria può anche essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Se non può essere riconosciuto lo status di rifugiato, tuttavia la Commissione può ritenere che sussistano gravi motivi di carattere umanitario e, pertanto, chiede alla Questura che venga dato al richiedente un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

La Commissione può non riconoscere lo status di rifugiato oppure rigettare la domanda per manifesta infondatezza. Contro le decisioni della Commissione territoriale si può ricorrere al Tribunale chiedendo la sospensione quando ricorrono gravi e fondati motivi.

NUMERO – Ci sono 20 commissioni territoriali in Italia a Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Caserta, Catania, Crotone, Foggia, Firenze, Gorizia, Lecce, Milano, Palermo, Roma, Salerno, Siracusa, Torino, Trapani, Verona. Sezioni sono state o verranno istituite a Bari, Forlì, Catania, Crotone, Perugia, Milano, 3 a Roma, Campobasso, Caltanissetta, Torino, Trapani, Padova.

VICEPREFETTO – La Commissione di Firenze, presieduta dal Viceprefetto Francesco Massidda – che ben conosco e apprezzo in quanto è stato mio Capo di gabinetto in questa sede – ha esaminato già tutte le richieste del 2014, tanto che sono stati convocati e interrogati 1857 richiedenti asilo. Al termine della procedura queste sono state le risultanze: 56 riconoscimenti dello status di rifugiato, 39 conferimenti di protezione sussidiaria; 153 conferimenti di protezione umanitaria. In totale dunque solo 248 riconoscimenti accordati, il resto (circa i 2/3) dinieghi. A conferma che la maggioranza di quelli che arrivano nel nostro paese sono migranti economici o per altri motivi, ma non aventi diritto alla protezione internazionale. E che quindi dovrebbero essere rispediti al mittente.

DINIEGO – Chi riceve il diniego può ricorrere all’Autorità giudiziaria, naturalmente con un avvocato pagato dalla collettività. A Firenze i giudizi che sono arrivati fino alla Corte d’Appello hanno visto un en plein di respingimenti del ricorso, ma questo fatto non scoraggerà certo i pretesi profughi, che sino al termine dei gradi di giudizio hanno diritto a restare in Italia e di essere assistiti e mantenuti di tutto punto. Una vera e propria pacchia a spese del contribuente. E’ interessante leggere le motivazioni con le quali la Corte d’appello di Firenze ha respinto alcuni degli ultimi ricorsi.

CORTE D’APPELLO – Un ricorrente infatti sosteneva che in Nigeria era in atto una situazione di violenza indiscriminata, per cui tutti i 170 milioni di cittadini nigeriani avrebbero diritto alla protezione sussidiaria. Aveva inoltre portato come prova i dati del sito ‘Viaggiare sicuri’ del nostro ministero degli esteri, dal quale sarebbe risultato questo stato di fatto. Affermazioni dichiarate infondate dalla Corte d’appello, per cui il ricorso è stato respinto; non solo, ma vista la malafede del soggetto gli è stato revocato il gratuito patrocinio ed è stato condannato alle spese. Altro caso riguarda un cittadino del Mali che poneva a fondamento della richiesta la grave e generalizzata situazione di rischio esistente nel paese. La Corte d’appello anche in questo caso ha confermato la sentenza del tribunale e ha respinto il ricorso in quanto nel corso del dibattimento non era stata ravvisata l’esistenza reale di una minaccia grave, specifica e individualizzata nei confronti dell’appellante tale da giustificare la concessione della protezione invocata. A Firenze perciò la magistratura applica la legge, senza falsi pietismi.

MINISTRO – Questo percorso ha il solo difetto di essere troppo lungo, anche se il Ministero dell’Interno cerca con ogni mezzo di accorciarne i tempi. Il Ministro Alfano ha convocato recentemente i presidenti delle Commissioni per chiedere di intensificare le audizioni, e infatti a Firenze il presidente intende realizzare 15 audizioni al giorno (un’audizione richiede poco meno di un’ora) per cinque giorni alla settimana. Sempre conservando la stessa linea di scrupolosa osservanza delle regole e di rigorosa verifica dei requisiti spesso millantati dai richiedenti, che ha caratterizzato finora l’azione della commissione fiorentina. E che dovrebbe caratterizzare l’azione dell’insieme dell’apparato di verifica per scoraggiare gli arrivi di massa che s’intensificano, incentivati dalla malavita che sfrutta i disperati (scafisti e organizzazioni che programmano i viaggi), ma anche da qualche associazione o cooperativa nostrana che profitta dei rilevanti fondi messi a disposizione dall’Ue e dallo Stato italiano.  Come hanno dimostrato alcune recenti inchieste della magistratura (vedi Roma Capitale).

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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