Era stato anche presidente della Camera

Roma: morto a 100 anni Pietro Ingrao, storico dirigente del Pci. Che anni dopo rivelò il suo tormento per la rivolta d’Ungheria (1956)

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica

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Pietro Ingrao

Pietro Ingrao

ROMA – È morto a Roma Pietro Ingrao, uno dei padri della sinistra italiana, storico dirigente del Pci, ex presidente della Camera e direttore dell’Unità per dieci anni (dal 1947 al 1957). Aveva compiuto 100 anni il 30 marzo scorso.

RENZI – “Con Pietro Ingrao scompare uno dei protagonisti della storia della sinistra italiana. A tutti noi mancherà la sua passione, la sua sobrietà, il suo sguardo, la sua inquietudine che ne hanno fatto uno dei testimoni più scomodi e lucidi del Novecento, della sinistra, del nostro Paese”. Lo ha affermato il presidente del consiglio, Matteo Renzi, in una nota, subito dopo aver appreso della scomparsa dell’esponente del Pci.

PARTITO – L’ingresso di Ingrao nel mondo della politica risale al 1936, quando l’aggressione franchista alla Repubblica spagnola lo induce a intensificare i suoi contatti con altri giovani antifascisti. Dopo un periodo in clandestinità, nel 1947 viene nominato direttore dell’Unità, carica che ricoprirà fino al 1956. Nel 1948 entra nel comitato centrale del Pci e viene eletto deputato per la prima volta: sarà rieletto per dieci legislature consecutive. Fu lui, nel 1992, a chiedere di non essere più ricandidato. Per 10 anni, dal 1956 al 1966, fece parte della segreteria Pci e diventò punto di riferimento per l’ala sinistra e per chi voleva rifondare l’identità comunista rompendo con lo stalinismo. Nel 1968, viene eletto presidente del gruppo parlamentare comunista alla Camera, della quale nel 1976 viene eletto presidente. Vive cosi’ in prima linea i giorni drammatici del sequestro Moro, ma nel ’79 chiede di essere sollevato dell’incarico. Nel 1991 aderisce poi al partito che Achille Occhetto aveva voluto chiamare Pds, ma lo abbandonò nel 1993, aderendo a Rifondazione Comunista cui rimase iscritto fino al 2008.

BUDAPEST – Significativo un episodio raccontato da Ingrao, che risale ai tempi in cui era direttore dell’Unità. Arriva – era il 1956 – la notizia dell’invasione dei carri armati sovietici a reprimere la rivolta di Budapest e il direttore capisce che si è davanti a una svolta tragica. Deve consultarsi con Palmiro Togliatti, segretario del partito. Racconterà, tantissimi anni dopo (nei primi anni duemila): «Di fronte alla mia incertezza, ai miei dubbi, Togliatti fu molto freddo. Mi disse che non bisognava avere dubbi, e per tagliar la conversazione usò questa frase: “Oggi ho bevuto un bicchiere di vino in più…”. Non ebbi la forza di reagire». E dunque, Ingrao torna al giornale, e scrive l’editoriale che considera l’Errore della sua vita, intitolato seccamente, «Da una parte della barricata»: Mosca.

La sinistra e tutto il mondo politico piange ora la sua morte. In “Volevo la luna” (pubblicato nel 2007), Ingrao aveva confidato al pubblico le sue riflessioni sui grandi temi del nostro tempo, ossia la pace, la democrazia, il razzismo, le lotte operaie. “Nelle città venni al tempo del disordine, quando la fame regnava. Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte, e mi ribellai assieme a loro”: così recentemente Pietro Ingrao aveva affidato il suo saluto ai lettori del web sul suo sito Internet. E questi versi di Bertolt Brecht riassumono bene la sua vita, e il suo grande impegno che ha segnato oltre cinquant’anni di storia italiana.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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