Le promesse di Renzi e Padoan destinate a svanire

Fisco: il peso sui cittadini salirà al 44,3% nel 2018. E cresce la spesa pubblica. Addio riduzione delle tasse

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Primo piano, Top News

Stampa Stampa
Renzi e Padoan

Renzi e Padoan

ROMA – Fra le promesse di Renzi e la realtà non c’è quasi mai una corrispondenza adeguata. Spesso non si traducono in fatti concreti ma restano soltanto un annuncio ad effetto a puro scopo elettoralistico. Uno studio di Unimpresa, effettuato sulla base dei dati contenuti nella nota di aggiornamento del documento di economia e finanza, illustrato recentemente dal ministro Padoan, dimostra ad esempio come le spese pubbliche non siano assolutamente diminuite, ma anzi risultino in aumento costante. Inoltre il peso fiscale, invece che diminuire, come promesso, nel 2018 si attesterà al 44,3%, superiore di quasi un punto rispetto al 43,4% del 2014.

BILANCIO – Secondo quest’analisi infatti il bilancio statale nei prossimi 5 anni crescerà di quasi 40 miliardi di euro con un’impennata del 4,82%. Le uscite passeranno dagli 826 miliardi del 2014 agli 866 miliardi del 2019. Resteranno invece bloccati gli investimenti pubblici, che resteranno stabili attorno ai 60 miliardi l’anno con un calo complessivo di 1,1 miliardi mentre . aumenteranno le entrate, con il gettito fiscale in aumento di 107 miliardi dal 2015 al 2019 (+13,84%).

PROMESSE – «Più passa il tempo e più constatiamo che c’è uno spread insopportabile tra le dichiarazioni e gli atti ufficiali – commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi – perché quello che viene annunciato, nelle interviste e nelle conferenze stampa, non trova conferma nei provvedimenti. Un esempio è proprio la spending review. I fatti dicono che il bilancio statale cresce e non diminuisce».

TAGLI – Le uscite nel 2015 saliranno a 831,5 miliardi, nel 2016 a 840,4 miliardi, nel 2017 a 842,6 miliardi, nel 2018 a 853,7 miliardi e nel 2019 a 866,1 miliardi. Complessivamente, nel quinquennio si registrerà un incremento della spesa pubblica pari a 39,8 miliardi (+4,82%). L’incremento è legato esclusivamente alle uscite correnti (acquisti, appalti, stipendi) che, nel quinquennio, aumenteranno di 43,2 miliardi (+6,24%).

SPREAD – Sarà in diminuzione la spesa per interessi sul servizio del debito per una cifra pari a 2,2 miliardi tra il 2015 e il 2019 (-2,97%), ma verrà di fatto bruciato dagli aumenti delle altre voci di spesa, piene di sprechi non toccati. Resta invariata, invece, la voce «uscite in conto capitale», che corrisponde agli investimenti pubblici, stabile attorno a circa 60 miliardi l’anno: nel quinquennio si registrerà una riduzione pari a 1,1 miliardi (-1,95%).

ENTRATE – Nel 2015 le entrate tributarie e previdenziali saliranno a quota 788,6 miliardi dai 777,2 miliardi del 2014; nel 2016 cresceranno ancora a 817,3 miliardi e poi a 843,2 miliardi nel 2017; nel 2018 e nel 2019 arriveranno rispettivamente a 866,6 miliardi e a 884,7 miliardi. Complessivamente, nel quinquennio si registrerà un incremento di 107,5 miliardi (+13,84%). Aumenteranno sia le entrate tributarie sia quelle derivante dai cosiddetti contributi sociali (previdenza e assistenza).

TASSE – Per quanto riguarda le entrate tributarie l’aumento interesserà sia le imposte dirette (come quelle sui redditi di persone e società, a esempio Irpef e Ires) sia le imposte indirette (tra cui l’Iva): le imposte dirette cresceranno in totale di 35,2 miliardi (+14,84%) mentre le indirette subiranno un incremento di 46,5 miliardi (+18,86%). Il sostanziale giro di vite su Irpef, Ires e Iva sarà pari a 81,8 miliardi (+16,89%). I versamenti relativi alla previdenza e all’assistenza cresceranno dal 2015 al 2019 di 23,3 miliardi (+10,78%).

FISCO – Dunque, secondo le previsioni del documento di economia e finanza, è destinata a salire la pressione fiscale, in barba a tutte le promesse di riduzione delle tasse sbandierate dal premier. Nello stesso Def, infatti il peso delle tasse rispetto al Pil è infatti previsto in aumento: quest’anno si attesterà al 43,7%, superiore al 43,4% del 2014; nel 2016 salirà al 44,2%, nel 2017 e nel 2018 si attesterà al 44,3%, per poi calare leggermente al 44,0% nel 2019. Nello stesso arco di tempo la crescita economica, stando alle previsioni del governo, sarà timida: il pil non farà scatti in avanti significativi ed è infatti dato in aumento dello 0,9% nel 2015, dell’1,6% nel 2016, dell’1,6% nel 2017, dell’1,5% nel 2018 e dell’1,3% nel 2019.

Questa la situazione esposta dagli esperti di Unimpresa sulla base dei dati dello stesso Governo, non dei gufi che tramano a suo danno, come sostiene sempre il premier. Renzi e Padoan come la mettiamo? Sono sbagliate le previsioni del Def appena approvato e illustrato al paese o sono infondate le promesse di taglio delle tasse? Attendiamo una spiegazione plausibile.

Tag:, ,

Camillo Cipriani

Camillo Cipriani

redazione@firenzepost.it

Commenti (1)

  • roberto

    |

    Gent.mo Camillo Cipriani,
    il problema non è la pressione fiscale ma come questa è distribuita tra i contribuenti. I dati del MEF sono impietosi: il 95% dell’intero gettito Irpef è data dai lavoratori dipendenti e pensionati che possiedono un misero 20% dell’intero reddito nazionale mentre tutti gli altri contribuenti versano il misero rimanente 5% del gettito Irpef ma possiedono, insieme a quei poveracci degli azionisti che se la cavano con una cedolare secca del 26%, il colossale 80% ,insieme al NERO, dell’intero reddito nazionale! Tutto questo in piena violazione dell’articolo 53 della Costituzione!

    Rispondi

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.