Il caso Banca di Cambiano

Cooperazione nel credito: una storia positiva che viene da lontano

di Carlo Corbinelli - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento

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L’inaugurazione della nuova sede fiorentina della Banca di Credito Cooperativo di Cambiano (che sabato 3 ottobre apre al pubblico la storica Villa Fagan in viale Gramsci a Firenze, in occasione dell’iniziativa dell’Abi «Invito a Palazzo») offre l’occasione per ripercorrere la storia della cooperazione nel credito, un modello solidaristico ispirato ad alti valori morali, nato a metà dell’800 e destinato ad assumere estensione molto vasta.

CATTOLICI – La cooperazione bancaria era nata in Germania, grazie all’opera pionieristica di Federico Guglielmo Raiffeisen. Fin dall’avvio, nel 1884, l’iniziativa di Cambiano (nacque con il nome di «Cassa dei Prestiti») non ebbe connotazione politica o religiosa alcuna e si collocò nell’ area dei sodalizi cosiddetti neutri, conservando sempre questa sua caratteristica. Ben presto invece, il più generale fenomeno divenne, in Italia, espressione soprattutto del mondo cattolico al quale, già nel 1897, facevano riferimento ben 775 Casse rurali su 900 già esistenti. Si trattò di una crescita fortemente favorita anche dall’ enciclica «Rerum novarum» con la quale Papa Leone XIII indirizzò la Chiesa verso un più diretto intervento nelle questioni sociali ed economiche.

SCENARI – Anche Don Luigi Sturzo promosse il progetto cooperativo in Sicilia e fondò a Caltagirone la Cassa di San Giacomo. I cattolici erano fermamente vincolati al «Non expedit», che li teneva fuori dalla politica istituzionale. Seguirono pertanto percorsi diversi per riprendere una partecipazione alle vicende della società civile più aderente al loro peso effettivo. Fu un periodo, come altri assai significativi nella storia d’Italia, in cui i cattolici portarono un contributo originale e determinante alla storia del paese. Una situazione alquanto diversa rispetto agli odierni scenari, ove la presenza del mondo cattolico appare opaca e priva di tratti distintivi.

GLOBALIZZAZIONE – Nel tempo il credito cooperativo ha mantenuto il riferimento all’area cattolica, analogamente ad altre realtà bancarie operanti su dimensioni territoriali locali, come molte delle Casse di Risparmio. Un fenomeno diverso da quello delle grandi banche nazionali, più legate alle concentrazioni del capitale ed ai gruppi industriali più importanti. Nel quadro attuale le distinzioni ideologiche vanno invece perdendo spessore, mentre la globalizzazione ha imposto modifiche profonde all’intero sistema bancario, ora avvertito, specie nelle sue dimensioni virtuali, più come padrone assoluto delle risorse finanziarie, piuttosto che nella sua funzione di servizio finalizzata al proficuo andamento dell’economia.

ORIGINI – Merito del credito cooperativo è stato quello di aver invece preservato, pur con i necessari mutamenti imposti dal progresso tecnologico, un elevato tasso di fedeltà all’ impostazione originaria. Anche per questo ha mostrato di possedere gli anticorpi per superare situazioni critiche riferibili a poche e delimitate realtà locali ed una buona propensione a contenere le intrusioni politiche. Ma soprattutto il mondo cooperativo conferma la capacità di garantire solide ed accorte gestioni economiche e di corrispondere alle esigenze di un dato territorio, sapendo collegarsi ad ogni sua componente economica e sociale. In sostanza, non solo le aziende, soprattutto le PMI, ne traggono sostegno e beneficio, ma anche le famiglie ed i semplici cittadini. Incontrano una dimensione bancaria che sa farsi percepire positivamente. L’augurio è uno solo: che la politica non faccia danni!

 

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