Una clausola potrebbe salvare molte situazioni a rischio

Società partecipate: spariranno, ma solo in parte. Tagli ai compensi degli amministratori

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica

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Palazzo Chigi, sede del Governo italiano

Palazzo Chigi, sede del Governo italiano

ROMA – Sembra che si stia avviando il processo per la riduzione delle società partecipate. Il Ministero della puibblica amministrazione ha predisposto una bozza del decreto prevede che entro tre mesi Comuni e Regioni effettuino una ricognizione delle società che controllano o alle quali partecipano.

SETTORI – Il provvedimento stabilisce una serie di settori in cui è ammesso che gli enti locali operino attraverso società. Si tratta in tutto di soli sei comparti: la produzione di un servizio di interesse generale, la progettazione e la realizzazione di un’opera pubblica, la gestione di un’opera in partenariato con un privato, l’autoproduzione di beni o servizi strumentali, lo svolgimento di attività amministrative inerenti l’attività istituzionale, i servizi di supporto a enti senza scopo di lucro.

SOCIETÀ – Tutto quello che è fuori da questi settori andrà ceduto o liquidato entro 12 mesi. Una tagliola che, secondo le stime, riguarderebbe 3.200 società in tutta Italia. Ma le società interessate potrebbero sostenere di rientrare nel primo comparto, che, con la sua ampia definizione, potrebbe ricomprendere tutte o quasi le società in attività nei vari comuni; un modo per fare finta di cambiare, lasciando le cose sostanzialmente immutate, come è successo per la riforma delle province.

DIPENDENTI – E per i dipendenti? Niente paura, la salvaguardia è pronta. Il decreto estende alle partecipate la «mobilità obbligatoria» già applicata ai dipendenti pubblici. I lavoratori, dunque, potranno essere trasferiti senza il loro consenso, in altre società partecipate dall’ente pubblico o essere «reinternalizzati», ossia assunti direttamente dal Comune o dalla Regione.

AMMINISTRATORI – Per tutti gli amministratori ci sarà un taglio dei compensi, che saranno commisurati ai risultati. Per chi è in rosso ci sarà un taglio automatico del 30%. Chiudere due bilanci consecutivi in perdita sarà giusta causa di licenziamento. E non ci potranno più essere maxi-bonus per i manager che vanno via. Le norme, poi, riguardano anche le società statali. Tutte le partecipazioni dei ministeri finiranno sotto il Tesoro, che eserciterà i diritti dell’azionista. Nei Comuni, invece, questa prerogativa sarà assegnata direttamente ai sindaci e non più alle giunte.

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