La graduatoria dei trattamenti economici rivela differenze assai marcate

Pubblico impiego, stipendi: i magistrati sono i più ricchi. I più poveri? Gli insegnanti

di Camillo Cipriani - - Primo piano

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Magistrati di Cassazione

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ROMA – Desta sempre curiosità conoscere la retribuzione dei dirigenti pubblici e soprattutto valutare come, anche fra le varie categorie del pubblico impiego, ci siano differenze enormi. La Ragioneria generale dello Stato, nel suo ultimo annuario, relativo agli stipendi del 2013, ha riportato le retribuzioni lorde delle varie categorie di dipendenti pubblici.

MAGISTRATI – Spiccano gli stipendi dei magistrati, accreditati di un reddito annuale medio di 142.653 euro, mentre i più poveri sono i professori: 29.468 euro l’anno. Dunque un «prof» italiano porta a casa un salario medio di 1.300-1.500 euro contro i 7-8 mila di un giudice.

MEDIA – Il valore medio della retribuzione complessiva nel pubblico impiego nel 2013 è di 34.505 e rispetto a due anni prima risulta dell’1,4% inferiore. Il taglio generalizzato non sembra però toccare i primi in graduatoria che, nello stesso periodo, hanno visto crescere il proprio reddito dell’8,6%.

PREFETTI – Ai primi posti  ci sono anche i prefetti, con 91.184 euro, seguiti dai diplomatici, con 88.492 euro. Rispetto all’anno precedente in entrambi i casi chi ha scelto la carriera prefettizia registra una riduzione dell’1,5%, mentre per chi si è dedicato alla carriera diplomatica il calo è stato del 4,4%. Per chi ha scelto la carriera penitenziaria, invece, il calo è stato del 2,4% portando il reddito del 2013 a 79.549 euro. Retribuzioni molto elevate vanno anche al personale delle autorità indipendenti, con 83.062 euro.

INSEGNANTI – Nella parte bassa della classifica gli insegnanti sono affiancati dai dipendenti delle regioni e autonomie locali (29.626 euro), e dai dipendenti ministeriali (29.899 euro). Rispetto all’anno precedente non si registrano variazioni per i primi, mentre per il secondo gruppo c’è un leggero aumento (+0,7%). Nonostante le attività siano molto vicine, alcuni comparti possono contare su retribuzioni più elevate rispetto ad altri. È il caso degli istituti di formazione artistico musicale, dove i dipendenti ricevono un compenso superiore rispetto ai colleghi delle scuole (36.043 euro), e delle università, dove il reddito medio è di 43.221 euro.

REGIONI – Le stesse disparità si ritrovano anche per i dipendenti delle regioni a statuto speciale, che hanno ricevuto un assegno di 35.338 euro, decisamente più sostanzioso rispetto ai colleghi delle regioni a statuto ordinario. La differenza più rilevante è quella che riguarda i dipendenti della presidenza del Consiglio, che rispetto ai funzionari dei ministeri guadagnano quasi il doppio (57.688 euro).

SICUREZZA – Notevoli differenze di retribuzione si registrano anche nel comparto di coloro che vegliano sulla nostra sicurezza, con i vigili del fuoco che ricevono un compenso di 31.620 euro, mentre i corpi di polizia arrivano a 38.095 euro e le forze armate a 38.804 euro.

ENTI PUBBLICI – Differenze notevoli anche negli enti: i dipendenti degli enti pubblici economici percepiscono 30.890 euro, quelli degli enti non economici arrivano a 41.636 euro e negli enti di ricerca 40.847, mentre per il comparto che raccoglie varie tipologie di enti (dall’Enac agli enti lirici), si arriva a 52.385 euro.

RISCOSSIONE – Chi è addetto all’accertamento e alla riscossione dei tributi non è particolarmente privilegiato: nel 2013 gli «007» del fisco hanno ricevuto uno stipendio annuo di 37.340 euro; mentre la retribuzione dei dipendenti del servizio sanitario nazionale è stata di 38.589 euro.

E allora? Giustizia vorrebbe che nel corso delle trattative per il nuovo contratto, sindacati e governo tenessero conto non solo del fatto che le retribuzioni del comparto dello Stato sono ferme da oltre cinque anni, ma anche la differenza tra i vari ‘mestieri’, che, a mio giudizio, non giustifica una forbice così ampia, anche tenendo conto dei diversi compiti e dei diversi carichi di responsabilità.

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Camillo Cipriani

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