Estendere canone agevolato e cedolare secca

Commercio: 627 mila negozi sfitti. Le nuove ricette di Confesercenti

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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I bar, gli alberghi, i ristoranti e i negozi d'abbigliamento italiani chiudono per crisi

I negozi  italiani chiudono per crisi

ROMA – Sono oltre 627 mila i negozi sfitti dopo la chiusura dell’esercizio che vi operava, quasi uno su quattro e in alcune periferie si sfiora il 40%. È quanto emerge da uno studio di Confesercenti, sulle rilevazioni delle imprese di intermediazione immobiliare. «I consumi ripartono, seppure lentamente, ma la crisi del commercio non si arresta», osserva l’associazione.

«I segnali della resa delle botteghe sono ben visibili nelle migliaia di saracinesche abbassate che si affacciano su strade che erano il regno dello shopping, ma che ora sono sempre più deserte e sempre meno sicure» afferma il presidente di Confesercenti, Massimo Vivoli, che attribuisce la desertificazione commerciale alla crisi, ma anche alle liberalizzazioni e agli affitti sempre più elevati, soprattutto nelle aree di pregio. Nei primi otto mesi 2015 sono sparite così circa 30 imprese commerciali al giorno.

CANONE CONCORDATO E CEDOLARE SECCA. L’associazione propone, per incoraggiare nuove aperture, l’introduzione di canoni concordati e cedolare secca, un sistema già previsto per le abitazioni e che potrebbe essere esteso al commercio; quest’innovazione porterebbe nell’arco di due anni alla nascita di circa 190mila negozi. Secondo il presidente, Massimo Vivoli, «serve patto tra commercianti e proprietari di negozi, amministrazioni comunali e Stato per rivitalizzare le città e favorire la nascita di nuove imprese». Per l’erario, l’associazione stima che sarebbe «un affare da 1,5 miliardi di euro» tra gettito Irpef, Tari e Irap pagate dalle imprese.

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Camillo Cipriani

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