Vogliono fatti, non promesse

Piombino, ex Lucchini: gli operai lanciano l’ultimatum ad azienda e istituzioni

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

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Lo stabilimento Aferpi (ex Lucchini)

Lo stabilimento Aferpi (ex Lucchini)

PIOMBINO – Dopo le notizie in merito all’incontro ministeriale, nel quale non c’erano stati concreti passi in avanti nella vicenda, i lavoratori ex Lucchini lanciano un’ultimatum all’azienda. Il tempo delle promesse è finito, ora è il momento di verificare l’intenzione del gruppo algerino di far rinascere un’industria siderurgica e non solo di interessarsi al porto. E siccome Aferpi ha annunciato dati e scadenze, la prova che fa sul serio sarà l’assunzione (immediata) di nuovi lavoratori, tra quelli che sono rimasti fuori.

ULTIMATUM – L’ ultimatum è rivolto all’azienda ma anche alle istituzioni: se i tempi non saranno rispettati nemmeno questa volta, vorrà dire che Cevital non fa per Piombino e il Governo dovrà intervenire. In effetti gli obiettivi operativi di Aferpi sono i seguenti: 60mila tonnellate a settembre, 56mila a ottobre, 79mila a novembre e 59mila a dicembre. Per produrre questi volumi sono già stati emessi gli ordini di acquisizione dei semilavorati. L’avvio della demolizione degli impianti dovrebbe partire da fine novembre 2015. Queste attività potranno impiegare almeno 200 lavoratori oltre a numerose imprese esterne. Entro novembre 2015 saranno scelte le tecnologie migliori per il nuovo forno elettrico e per l’acciaieria. Immediatamente dopo saranno avviate le procedure per l’emissione degli ordini di acquisto.

SINDACATI – Di fronte all’atteggiamento fermo e intransigente degli operai, logorati dalla lunga vertenza, anche I sindacati si allineano su posizioni meno possibiliste: «Ora abbiamo delle date, la prossima settimana ci incontreremo con le rsu e le segreterie provinciali per parlare dei carichi d’ordine e capire quanti entrano. Se arriveranno risposte negative, sarà mobilitazione. Cevital deve capire che la luna di miele, se mai c’è stata, è finita. Oggi vogliamo vedere rientrare i lavoratori. Vogliamo vedere le ruspe buttare giù i capannoni. Vogliamo fatti».

Dopo tante promesse, riunioni, incontri, i lavoratori sono stanchi di parole. Chiedono a tutte le istituzioni, anche alla Regione, di fare chiarezza e di far rispettare i tempi e gli impegni presi. Se no sarà lotta dura.

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Camillo Cipriani

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