Torna in auge la «petite révérence»

Galateo, moda e società: il ritorno dell’inchino

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura, Lente d'Ingrandimento

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bowhillgroveFIRENZE – Un tempo le fanciulle dell’aristocrazia frequentavano veri e propri corsi per imparare a eseguire con grazia tutte le varietà di inchino richieste dalla vita in società.

Quando un’aristocratica veniva presentata a corte, al re e alla regina, era obbligata a fare ripetutamente l’inchino nella varietà della “grande révérence” (inchino profondo, i cui movimenti dovevano risultare leggiadri e aggraziati). Scrive la baronessa d’Oberkirck (1754-1803) nelle sue memorie: «Quando fui presentata a corte feci i tre inchini, come da protocollo. Momento solenne, indimenticabile anche perché ci sono moltissime persone che vi guardano, vi scrutano. C’è sempre il timore di non essere all’altezza, di essere goffi, ridicoli».

E certo non era un rischio troppo remoto, con le tonnellate di stoffa e armature in legno e stecche di balena in cui le dame erano ingabbiate. Ma l’addstramento era accurato; ancora all’inizio del ‘900 erano celeberrimi i corsi che si tenevano chez madame Vacani in Francia. Sul finire del secolo ne era signora assoluta Lady D, celebrata per la sua grazia, il suo charme, il suo appeal e la sua eleganza. Caduda in disuso, fuori dalle corti, la “grande révérence” o “révérence de cour”, che continua comunque ad essere corrente, oltre che nell’alta società al ballo delle debuttanti, sul palcoscenico dei teatri al momento degli applausi per ballerine e primedonne, è invece in ripresa la “pétite révérence”, l’inchino più leggero una volta d’obbligo per saluti e inviti al ballo e in seguito rimasto solo in certi ambienti (dai foyers dei grandi teatro, ad esempio, non è mai scomparso).

Non l’hanno mai dismesso gli orientali, con una gamma di varianti rigorosamente applicate alle singole circostanze: in Giappone ad esempio c’è l’inchino di 15 gradi, che viene utilizzato nelle situazioni informali o per i saluti (sempre), l’inchino di 30 gradi, che si usa ad un livello più elevato, ad esempio con un docente (categoria là molto rispettata) o col datore di lavoro, l’inchino di 45 gradi, che si fa quando si vogliono porgere scuse profonde o quando si incontrano persone molto importanti.

Ginocchia piegate, il destro si protende in avanti, il sinistro si genuflette leggermente, il busto retto, un leggero inchino del capo, non si toglie lo sguardo dalla persona che si ha davanti. Non è facilissimo fare bene l’inchino; ci vogliono richiede pratica, destrezza e scioltezza, e non guasta un po’ di senso dell’equilibrio. Un gesto di rispetto a quanto pare non più considerato démodé, e di sicuro gradevole da ricevere.

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