Ma resta il nodo delle coperture, che dipende da Bruxelles

Legge di Stabilità 2016 con la promessa: taglio delle tasse. Ed ecco le novità: a cominciare da tasi, pensioni, sanità

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Top News

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pagamento imposte, tasse, imu, tasi

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ROMA – Conto alla rovescia per il varo della legge di stabilità, previsto per giovedì 15 ottobre. Al centro dell’attenzione famiglie, imprese, investimenti. Ma anche le misure per le fasce più deboli della popolazione. Intanto, un primo giro di tavolo al Consiglio dei ministri ha permesso di focalizzare gli interventi da mettere in campo con la manovra del 2016, con l’obiettivo di spingere sull’acceleratore della ripresa. Il nodo ancora da sciogliere definitivamente resta quello delle coperture, le quali dipendono anche al via libera di Bruxelles alla nuova richiesta di flessibilità da 14-17 miliardi (compresa la cosiddetta clausola migranti). Ecco in sintesi le misure allo studio:

TASI – Il taglio delle tasse sulla prima casa è il piatto forte della manovra. Costa circa 5 miliardi, compresi Imu e Irap agricola (850 milioni) e dell’Imu sugli imbullonati (non ancora definito nei dettagli). I Comuni saranno interamente compensati, senza aumenti di tasse sulle seconde case. In arrivo anche un nuovo allentamento del patto di stabilità interno per 1 miliardo.

CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA – Il governo si è impegnato a sterilizzare circa 16 miliardi di aumenti Iva e di tagli lineari agli sconti fiscali. Se la copertura sarà «in deficit», grazie alla flessibilità Ue, sarebbe una copertura una tantum, e poi si dovrebbero comunque trovare, per il 2017, risorse strutturali per bloccarle. Copertura strutturale servirà anche all’aumento di accise previsto al posto del reverse charge Iva, bloccato per ora con i primi proventi della voluntary disclosure. Per il 2016 il rientro dei capitali potrebbe essere cifrato 2-2,5 miliardi. Altri 900 milioni potrebbero arrivare dai giochi IRES – In arrivo i cosiddetti superammortamenti, cioè la possibilità di dedurre il 140% di quanto speso per il rinnovo di beni strumentali (costo circa 1 miliardo), che dovrebbe assorbire la Guidi-Padoan, e che dovrebbe valere già per gli investimenti dell’ultima parte del 2015 (da metà ottobre). Rientrano anche i professionisti e non è escluso che si parta dall’ottobre 2015. Ancora allo studio il taglio dell’Ires «per tutti», per il quale potrebbe essere necessario almeno un altro miliardo (ma i calcoli salgono se si immagina un taglio generalizzato di 2 punti, passando dal 27,5% al 25,5%, che potrebbe essere rafforzato al Sud). Al netto dell’Ires il pacchetto imprese vale al momento circa 1,8 miliardi, e comprende anche credito d’imposta per ricerca e sviluppo, sostegno del Made in Italy ed ecobonus per le imprese. Ecobonus rifinanziati anche per le famiglie.

SGRAVI PER ASSUNZIONI – Per il lavoro stabile dovrebbe essere prorogata la decontribuzione, ma con un sistema di «decalage» (dimezzato nel 2016, per andare a esaurirsi nel 2017). E si starebbe mettendo a punto anche un nuovo meccanismo per detassare gli incentivi legati alla produttività, che potrebbero diventare un vero e proprio sconto fiscale.

IL SUD – Al vaglio interventi ad hoc per il Mezzogiorno, sul quale dovrebbe anche essere incentrato il piano di cantieri da 5 miliardi da mettere in moto nel 2016, che il governo sta mettendo a punto per «giustificare» a Bruxelles la richiesta di flessibilità per gli investimenti. Tra le misure sostenute dai governatori del Sud e da molti parlamentari del Mezzogiorno quella di sgravi rafforzati per le assunzioni e fino al 2020, facendo leva sui fondi (già disponibili) del Piano di azione e coesione (Pac).

PIANO POVERTA’ – Dovrebbe avere una dote tra 500 milioni e 1 miliardo, da destinare alle famiglie con figli. Ci si concentrerà, infatti, sulla povertà infantile.

SANITA’ – Il fondo sanitario nazionale non salirà ai 113 miliardi previsti finora ma a 111, riduzione da gestire anche con una stretta sull’applicazione dei costi standard per gli acquisti. Ma il ministero si sta battendo per ottenere 900 milioni extra (arrivando quindi a circa 112 miliardi per il 2016) per precari e nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea).

SPENDING SOFT – I 2 miliardi di minor aumento per la sanità sarebbero parte integrante della spending review che per il prossimo anno dovrebbe essere ridotta a 6-7 miliardi rispetto ai 10 indicati ad aprile. Difficili i tagli alle tax expenditur, che potrebbero essere del tutto rinviati (tranne forse una sforbiciata alle agevolazioni per l’agricoltura) così come quelli ai ministeri, che i titolari vorrebbero concentrati solo sui costi di funzionamento dei dicasteri.

ESUBERI PROVINCE – Per il rinnovo del contratto le risorse a disposizione sarebbero 300 milioni l’anno per il prossimo triennio (ma si punta a portarle a 400). In arrivo anche misure per gestire i circa 19mila esuberi delle Province. Ancora in dubbio interventi sulle partecipate locali. PENSIONI – Rinviata al 2016 la partita della flessibilità (ma non è escluso che possa maturare qualche decisione nel corso dell’iter parlamentare), potrebbe invece trovare soluzione il nodo esodati e per opzione donna (costo circa 800 milioni). Da coprire anche i 500 milioni strutturali per la rivalutazione degli assegni dopo la sentenza della Consulta.

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