Le difficoltà della nuova contrattazione

Pubblico impiego: iniziano le trattative per il contratto. Primo nodo, diminuire i comparti

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – Si apre la trattativa con i sindacati per la riduzione degli 11 comparti del pubblico impiego. Il governo punta alla riduzione a sole tre aree: sanità, istruzione e impiegati. La legge di Stabilita stanzierà 400 milioni l’anno per tre anni. I contratti degli statali sono congelati da ormai sei anni. Che diventano sette se si considera il tempo da quando il governo, tramite l’Aran (l’Agenzia per il pubblico impiego), e i sindacati non si siedono ad un tavolo per riscrivere le regole economiche del pubblico impiego. L’appuntamento all’Aran, dunque, va considerato come estremamente importante. Anche se non si parlerà ancora di stipendi e premi, ma di comparti.

COMPARTI – Si tratta di un obbligo – finora inattuato – introdotto dalla riforma Brunetta della Pubblica amministrazione. Oggi i comparti sono ben undici, dalla scuola, alle agenzie fiscali, dai ministeri fino alla Presidenza del consiglio. Dovranno essere ridotti, dice la legge, al massimo a quattro. Per il governo, l`optimum sarebbe scendere a tre soli settori: la Sanità, che ha caratteristiche specifiche, il comparto della Conoscenza (scuola e ricerca), ed un ultimo definito – quasi spregiativamente – «Colletti bianchi della Repubblica», dove finirebbe tutto il resto.

Dopo il ‘tavolo normativo’, quando saranno definiti i comparti, si passerà a discutere la parte economica.

LE RISORSE – II secondo nodo, cruciale, riguarda le risorse che il governo stanzierà per il rinnovo nella prossima manovra, quella che sarà approvata giovedì 15 ottobre. Nei giorni scorsi si era parlato di 300 milioni, ma la cifra, alla fine, potrebbe essere più alta, attorno ai 400 milioni all’anno per il prossimo triennio. Soldi ai quali, comunque, si sommerebbero anche i 400 milioni già previsti a legislazione vigente per l’indennità di vacanza contrattuale del 2016 e i 620 milioni del 2017.

AUMENTI – Gli aumenti scatterebbero dal 2016. Per gli anni passati, 2015 compreso, il governo punterebbe a non riconoscere arretrati. Questo perché il Governo ritiene di aver avuto dalla sentenza della Consulta il via libera a non riconoscere gli adeguamenti economici passati; infatti la sentenza obbligava soltanto l’esecutivo a riaprire la contrattazione.

FONDI – Altro nodo è come saranno divisi i fondi tra contrattualizzati (per esempio i ministeriali) e non contrattualizzati (per esempio le Forze di polizia). E soprattutto come i 400 milioni saranno distribuiti. I sindacati si attendono aumenti a pioggia, come sempre avvenuto. Il governo punterebbe a legare gli aumenti alla produttività. Anche perché con questa tornata entrerà in vigore un’altra regola della riforma Brunetta: quella che prevede il 25-50-25, ossia il 25% dei dipendenti più bravi avrà il 50% delle risorse, il 50% della fascia centrale il restante, mentre all’ultimo 25% non andrà niente. E anche su questo punto i sindacati, sempre restii a riconoscimenti basati sul merito, avranno sicuramente da dire la loro.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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