Coperture e spese non sono ancora ben definite

Legge di stabilità 2016: continua il balletto delle cifre

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Ministero economia e  finanze

Ministero economia e finanze

Dopo l’approvazione, in consiglio dei ministri, della manovra finanziaria 2016 ci sono meno certezze di quante ce ne fossero state alla vigilia in merito al finanziamento delle misure previste.

LE CIFRE – Molte coperture inserite nella legge di stabilità sarebbero ancora ballerine. In bilico ci sarebbero i 3,1 miliardi inseriti sotto la voce «ulteriori efficientamenti». Un calderone nel quale sarebbero state inserite molte poste «delicate», non ancora politicamente blindate. A cominciare dai 300 milioni di tagli ai Comuni, una sforbiciata che lo stesso premier Matteo Renzi aveva negato in conferenza stampa, e che ieri – dopo che ne aveva scoperto l’esistenza – ha mandato su tutte le furie il presidente dell`Anci Piero Fassino.

COMUNI E REGIONI – «Negli incontri con il governo», ha detto senza mezzi termini il sindaco di Torino, «non è mai stato evocato un taglio ai Comuni di 300 milioni, che secondo indiscrezioni di stampa sarebbe previsto in una delle ultime bozze della Legge di stabilità. Mi auguro», ha aggiunto, «che quelle indiscrezioni non corrispondano al vero». Ci sono anche 1,8 miliardi di tagli alle Regioni, oltre ai 2 miliardi già previsti per il Fondo sanità,  pienamente giustificabili visti gli sprechi e le disuguaglianze di costi fra regioni e regioni e ospedali diversi, illustrate dal rapporto dell’Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali del Ministero della salute.

Ma ci sono molte altre cifre che non tornano.

STATALI – Come i 300 milioni per il rinnovo del contratto degli statali annunciati da Renzi in conferenza stampa, che qualche ora dopo, nel comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, sono scesi a 200. I sindacati hanno annunciato «una mobilitazione durissima». Mai come questa volta uniti. «Non accettiamo la provocazione di Matteo Renzi», hanno detto in coro Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco – segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp Uil-Fpl e Uilpa. «I 300 milioni, che poi diventano 200 a fine serata, della “stabilità elettorale” del governo», hanno tuonato, «non sono un contratto ma una mancia». Una dichiarazione di guerra preventiva, al netto delle altre misure che ancora sono allo studio per il pubblico impiego.

PUBBLICO – Nell’affannosa ricerca dei soldi per il rinnovo del contratto, che alla fine dovrebbero comunque ragiungere la cifra di 300 milioni, il governo lavora per fare in modo che le risorse arrivino dallo stesso settore pubblico, perché il costo degli statali nel bilancio non dovrà salire nemmeno di un euro. Quindi i 300 milioni saranno recuperati diminuendo alcune partite spesa degli stessi statali. Innanzitutto bloccando il turn over, non solo dei dirigenti, ma anche degli altri dipendenti della pubblica amministrazione. Poi le forbici potrebbero colpire i fondi per straordinari e produttività dei dirigenti, il cui numero sarà ridotto azzerando tutte le posizioni vacanti.

È ormai noto che il premier da sempre ha considerato il pubblico impiego come una sacca improduttiva da potare e disciplinare meglio in modo da renderla prona alle direttive del governo. Ma questa serie di misure per i sindacati suonano come una dichiarazione di guerra e le tre confederazioni stanno affilando le armi. Non c’è dubbio, le proteste contro le misure della legge di stabilità che colpiscono comuni, regioni e pubblico impiego provocheranno reazioni molto dure. Ma Renzi non si sgomenta: molti nemici, molto onore.

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Camillo Cipriani

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