L'allarme lanciato dalla Coldiretti

Salute e cibo: attenti agli alimenti scaduti, più di metà degli italiani pare ne faccia uso

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Primo piano, Salute e benessere, Top News

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ROMA – Un’indagine di Coldiretti ha puntato l’indice su una cattiva (e pericolosa) abitudine degli italiani: quella di consumare prodotti alimentari al di là della scadenza indicata sull’etichetta. La statistica elaborata dai coltivatori ci informa infatti che circa il 55% degli italiani mangia gli alimenti oltre il limite di tempo indicato nelle confezione se la stessa non è danneggiata e se il prodotto sembra comunque in buono stato. In particolare nel caso degli spaghetti soltanto il 30% li getta alla data di scadenza, mentre il 70% li consuma dopo aver constatato, ad occhio, che sembrano in buono stato di conservazione.

ETICHETTA – Occorre fare attenzione all’etichetta, soprattutto alla dicitura “da consumarsi entro”, che indica la data entro cui il prodotto deve essere consumato ed anche il termine oltre il quale un alimento non può più essere posto in commercio. Tale data di consumo – precisa la Coldiretti – non deve essere superata altrimenti ci si può esporre a rischi importanti per la salute. Queste avvertenze riguardano in particolare i prodotti preconfezionati, rapidamente deperibili come il latte fresco (7 giorni) e le uova (28 giorni). In generale l’indicazione del giorno, mese ed eventualmente anno vale per tutti i prodotti con una durabilità non superiore a 30 giorni.

PREFERIBILMENTE – Diversa la situazione quando leggiamo sull’etichetta la dicitura «da consumarsi preferibilmente entro» che indica – sottolinea la Coldiretti – la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà organolettiche e gustative, o nutrizionali specifiche in adeguate condizioni di conservazione, senza con questo comportare rischi per la salute in caso di superamento seppur limitato della stessa.

DURATA – La durata viene stabilita autonomamente dagli stessi produttori sulla base dei risultati di prove di laboratorio sui propri prodotti, per misurare la crescita microbica e valutare dopo quanti giorni i valori organolettici e nutrizionali cominciano a modificarsi in modo sostanziale.

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Camillo Cipriani

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