Le ragioni del clientelismo prevalgono

Spending review: tre «mister Forbici», zero risultati. La politica non accetta tagli

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia

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Roberto Perotti

Roberto Perotti

Anche questa volta i progetti di taglio della spesa pubblica (modernamente definito ‘spending review’) si sono arenati di fronte alla resistenza di ministeri, enti pubblici, politici locali e burocrazie. Dagli iniziali 10-12 miliardi stimati quando si era redatto per la prima volta il bilancio della legge di Stabilità si è scesi di 5 miliardi. Le proposte del commissario Roberto Perotti, chiamato a Palazzo Chigi con il mandato di raschiare il più possibile dal calderone del budget dello Stato, (ad esempio il taglio delle detrazioni e delle agevolazioni fiscali) si sono infrante contro la necessità di non bloccare la ripartenza di settori ancora asfittici e, più in generale, la fiducia di consumatori e imprese. Così per l’ennesima volta i progetti elaborati dai responsabili della spending review sono stati vanificati

Ma non si tratta di un episodio isolato. Renzi non è il solo premier che ha negletto (o è stato costretto a sminuire) le sforbiciate della spesa pubblica proposte dai tecnici.

MONTI – Il primo tecnico giubilato è stato Enrico Bondi, al quale Mario Monti affidò per la prima volta, nel 2011-2012, le forbici del taglio della spesa pubblica. Il nuovo commissario propose, tra tagli, soppressioni e accorpamenti, un intervento pari a 26 miliardi: 4,5 per il 2012, 10,5 nel 2013 e 11 per il 2014. Il tutto grazie a una serie di misure come la nullità dei contratti non stipulati attraverso la Consip, lo stop alle auto blu (che continuano a circolare indisturbate con colori diversi), il divieto di attribuire incarichi di studio e consulenza a personale in pensione. E il taglio delle Province, che ancora oggi prosperano sotto altro nome.

COTTARELLI – Dopo di lui venne quello che fu definito ‘mister Forbici’, un uomo del Fondo Monetario Internazionale, Carlo Cottarelli. Anche lui partì con obiettivi elevati: nel 2014 la stima prudenziale era di tre miliardi che, spiegò in una dichiarazione di marzo dello stesso anno, sarebbero stati addirittura sette se l’anno fosse stato utilizzato in pieno. Poi nel 2015 l’obiettivo stimato era di 18,1 miliardi e addirittura 34 miliardi nel 2016. Il suo piano comprendeva oltre a interventi sugli statali, con tagli robusti al personale, la soppressione dei cosiddetti enti inutili, tra i quali il Cnel, l’Ice, ma anche l’Aran, l’Isfol, l’Autorità di controllo dei contratti pubblici e l’Enit. Tagli erano previsti anche nelle 8 mila partecipate degli enti locali. Ma anche i risparmi previsti nel piano di ‘mister Forbici’ sono rimasti un esercizio contabile.

RENZI – Infine Renzi, giubilato Cottarelli, si affida a un suo esperto di fiducia, Yoram Gutgeld, deputato Pd, e a Roberto Perotti. La loro missione era di identificare dai 10 ai 12 miliardi, da inserire nella legge di stabilità. Il risultato è noto: la proposta è stata men che dimezzata. Auguri, avanti il prossimo, mentre la spesa pubblica continua a salire e il clientelismo continua ad imperare.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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