La mossa del sindaco contro il suo partito

Roma: il sindaco Ignazio Marino ritira le dimissioni. Pd a pezzi. Quali scenari si aprono

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica

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Ignazio marino

Ignazio marino

ROMA – Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha ritirato le sue dimissioni, presentate ufficialmente il 12 ottobre. Dunque, per ora, non si apre la procedura di nomina del commissario prefettizio. Il prefetto di Roma, Franco Gabrielli dovrà rinfoderare la penna con la quale avrebbe dovuto scrivere il nome del prescelto. E vediamo quali scenari si aprono.

ORFINI – Il primo scenario è stato evocato dal presidente del Partito democratico (Pd), Matteo Orfini, che ha incontrato i consiglieri comunali del suo partito: il Pd potrebbe presentare in Consiglio una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco. Se approvata questa porterebbe poi, come conclusione finale, al commissariamento del Comune e successivamente alle nuove elezioni.

MAGGIORANZA – Tuttavia, affinché il consiglio comunale possa sfiduciare il sindaco, è necessario avere la maggioranza più uno dei voti e dunque 25 in totale. Anche se il Pd votasse compatto la mozione di sfiducia, i suoi 19 consiglieri non sarebbero sufficienti e dovrebbero accettare l’aiuto dei consiglieri di Forza Italia, Fratelli d’Italia o Movimento 5 stelle. Quindi per la maggioranza si aprirebbe il problema politico di votare una mozione di sfiducia insieme all’opposizione.

GIUNTA – Il secondo scenario è quello proposto da chi suggerisce di accettare che la giunta resti in carica fino a dicembre per poi respingere il bilancio in aula. Questa mossa porterebbe comunque al commissariamento del comune. Ma già alcuni assessori e il vicesindaco, dopo la revoca delle dimissioni di Marino, hanno annunciato che a loro volta si dimetteranno. Quindi questa soluzione sembrerebbe poco praticabile.

Se Renzi vuole confermare la sua intenzione, già anticipata da Cuba nel corso del suo viaggio in America latina, che il Pd faccia cadere il sindaco, nonostante la sua resistenza, dovrà superare l’ostacolo politico di un voto dei suoi consiglieri insieme all’opposizione. Ma non credo che questo spaventi più di tanto il premier.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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