La protezione civile lo classifica ai primi posti fra le calamità naturali

4 novembre: l’Arno ci minaccia. Come nel 1966

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Economia, il Blog di Sandro Bennucci, Lente d'Ingrandimento, Politica

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L'alluvione di Firenze, il 4 novembre 1966

L’alluvione di Firenze, il 4 novembre 1966

Le 7,26 del 4 novembre 1966: gli orologi elettrici si fermarono quando l’ultimo ponte, quello di San Niccolò, venne invaso dall’acqua dell’Arno. Firenze moriva e il mondo non lo sapeva. Firenze moriva e il novanta per cento dei fiorentini ancora non lo sapeva. Un’alba scura di tempesta si stava levando su una città deserta d’acqua fangosa, di tesori d’arte violati, di mille drammi già esplosi.

EXPO – Quarantanove anni dopo, si pensa alla celebrazione solenne, fissata per il mezzo secolo dal disastro: il 4 novembre 2016. Un programma, presentato in Palazzo Vecchio dal sindaco, Dario Nardella, che ha un po’ il sapore, per intensità e vastità di eventi, di un nostrano Expo. O, se volete, di un Giubileo, considerato l’ecumenismo che evoca, almeno per i fiorentini, l’alluvione del 1966. Il Comitato promotore, co-presieduto dallo stesso Nardella e dal presidente della Regione, Enrico Rossi, è uno solo, ma con due nomi: Progetto Firenze 2016 e Toscana 2016. Motivo? Mentre il fiume scrosciava sopra le spallette del Ponte alle Grazie e del Ponte Vecchio, e la città veniva tagliata inesorabilmente in due, a monte di Firenze, nel Valdarno, l’acqua aveva già travolto casolari e stalle. E a valle, la furia dell’Arno stava aggredendo Empoli, Pontedera, Pisa. Questo per ricordare che non solo Firenze, ma anche due terzi della Toscana soffrirono e piansero per l’alluvione. Allora, contro le divisioni e il campanilismo, il mezzo secolo dal disastro avrà, nel titolo, due nomi: quello della città capoluogo e quello della regione.

MINACCIA – Tutto qui? No, sarebbe banale. Chi mi conosce da un po’ (cominciai a fare il giornalista quasi da ragazzino, poco dopo l’alluvione…) forse saprà che per decenni, ogni 4 novembre, sulle pagine de “La Nazione” ho ricordato il disastro. Soprattutto per far calare, ogni volta, il lettore  nei panni dei fiorentini e dei toscani di quel periodo. Cioè di noi stessi: che c’eravamo e abbiamo ancora negli occhi quel che successe. Fiorentini e toscani inermi, senza il minimo approccio culturale a un fenomeno gigantesco: l’Arno era una specie di arma letale contro un esercito che non disponeva nemmeno dei … badili. Dove voglio andare a parare? Nel solito punto: mezzo secolo dopo, il rischio resta tale e quale. La minaccia è la solita: non dal 1966, ma addirittura dal 4 novembre 1177, giorno della prima alluvione di cui si ha storica certezza.

TORRENTE – Si è parlato e discusso tanto, ma si è fatto poco, quasi nulla, per fermare il vero pericolo: ossia i 200 milioni di metri cubi d’acqua che a ogni grande alluvione si riversano, appunto, su Firenze e due terzi della Toscana. Il problema? Che oggi, anche per effetto del cambiamento climatico, tutta l’Italia è alle prese con le frane e il rischio idrogeologico. Se il governo stanzia un euro, bisogna dividerlo con altri cento pretendenti. Firenze, sempre divisa e lacerata dalle polemiche, non si è mossa per tempo. Non ha saputo far capire che occorre metterla al riparo insieme all’immenso patrimonio d’arte e cultura per il quale, da sempre, questa città è quel che è e conta quel che conta. Forse qualcuno dovrebbe ricordare al premier “nostrano”, Matteo Renzi, la classifica dei grandi rischi stilata dalla protezione civile: al primo posto c’è un’eventuale eruzione del Vesuvio. Al secondo un’altra non impossibile alluvione dell’Arno. E allora? L’Arno non è un mostro. Tantomeno il mostro.  E’ solo, come ho scritto mille volte, un torrente con sfrenate ambizioni di fiume. Bisogna cominciare a renderlo più … domestico.

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Sandro Bennucci

Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
sandro.bennucci@firenzepost.it

Commenti (1)

  • Luca Sani

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    Buongiorno Direttore, mi permetto esprimere un breve commento alle sue “sacrosante” parole < segnalandole che esattamente un anno fa in Consiglio comunale è stata approvata una mozione che prevedeva l’attuazione di esercitazioni per la popolazione in caso di alluvione; proposta dal M5S, approvata all’unanimità dal PD ma rimasta da attuare. La invito a chiedere spiegazioni all’amministrazione del perché si continua a non fare niente a tutela dei cittadini. Cosa dovremmo fare noi cittadini, come dobbiamo comportarci nell’eventualità che una alluvione si ripeta?

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