Il problema dell'accoglienza

Immigrazione: secondo i dati della Commissione, per i paesi Ue i costi sono più alti dei vantaggi

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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Refugees wait to enter Croatia at the Serba-Croatia border town of Berkasovo, Serbia, 25 September 2015. Croatia and Serbia were trading tit-for-tat measures 24 September escalating their row over who is responsible for channeling tens of thousands of refugees which way across the Balkans, with Croatia banning all Serbian vehicles from entering its soil. Serbia's border with Croatia has become the latest flashpoint in Europe's refugee crisis as migrants sought alternative routes to Western Europe after Hungary slammed its doors shut. Hungary on 15 September sealed the last gap in the barricade along its border with Serbia, closing the passage to thousands of refugees and migrants still waiting on the other side and some groups decided to pass over Croatia.  ANSA/ANTONIO BAT

BRUXELLES – La Commissione Ue fornisce una sua valutazione, discutibile, sul fenomeno dell’immigrazione e sul modo e le politiche per governarlo. Il Commissario Ue per l’Economia, Pierre Moscovici, assicura che – se integrato come si deve – l’attuale movimento di rifugiati potrà sostenere l’economia del nostro continente, generando una crescita annua di circa 0,2/0,3 punti di Pil. «Quando escono dai campi e trovano un lavoro – spiega una fonte europea – passano da essere un costo a essere un ricavo: alla lunga, il margine è piccolo, ma c’è».

La Commissione prevede che di qui al 2017 possano entrare nell’Unione sino a tre milioni di migranti. Circa un milione riguarda l’anno in corso e 500 mila è indicato per il 2017, mentre nel 2016 potrebbero arrivarne un milione e mezzo.

Ma il calcolo del rapporto costi-vantaggi dell’immigrazione sconfessa le prospettazioni ottimistiche della Commissione.

VANTAGGI – Bruxelles è ottimista (si vede che i suoi studi sono al di fuori della realtà concreta): se otterrà l’asilo la metà di quanti arrivano, considerando che circa 3/4 sono in età lavorativa, questo può aumentare la forza lavoro europea dello 0,1% quest’anno e dello 0,3% nel 2016 e nel 2017. E la Commissione ritiene che, a parità di preparazione e capacità lavorative i «nuovi cittadini» potranno contribuire a un aumento del pil europeo fino allo 0,21% nel 2016 e allo 0,26% nel 2017. Mentre se i titoli e la preparazione di cui dispongono saranno inferiori rispetto ai lavoratori locali, il loro contributo al Pil europeo sarà dello 0,14% nel 2016 e dello 0,26% nel 2017.

COSTI – Di contro l’impatto sui conti pubblici, per i Paesi più esposti (fra i quali l’Italia), può arrivare allo 0,2% del Pil nel 2015 (che corrisponde a quanto stimato da Roma nella legge di stabilità) per poi stabilizzarsi nel 2016. Anche per i paesi che rappresentano la destinazione finale dei profughi, come la Germania, l’impatto sarà fino allo 0,2% quest’anno; ma potrà aumentare allo 0,43% l’anno prossimo e allo 0,56% nel 2017, fino ad arrivare allo 0,72% nel 2020. Quanto alla Svezia, il più «accogliente» dei paesi in termine di migranti rispetto alla popolazione complessiva, il costo potrebbe ammontare allo 0,5% del Pil quest’anno. Sono conti che dovrebbero far preoccupare i nostri governanti e consigliarli di porre rimedio alla situazione prospettata, finché si è in tempo.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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