Rinnovato il patto «Lavoro Sicuro»

Per i contanti tetto più alto? «A Prato favorita l’illegalità delle ditte cinesi»

di Domenico Coviello - - Cronaca

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Non bastano i controlli delle ditte cinesi a Prato

Donne al lavoro in una ditta cinese a Prato

FIRENZE – «È un dato di fatto più che un rischio: a Prato le ditte cinesi in particolare operano tutte con trasferimenti in contanti che sono l’anticamera per l’evasione». Così oggi 11 novembre il nuovo procuratore di Prato, Giuseppe Nicolosi, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano dell’innalzamento del tetto dei contanti previsto dalla legge di stabilità, e se ciò possa rappresentare un incentivo all’evasione fiscale.

ILLEGALITA’ – Nicolosi ne ha parlato a margine del rinnovo della collaborazione tra la Regione Toscana e le procure di Firenze, Prato e Pistoia, d’intesa con la procura generale, per il piano straordinario di controlli sulle ditte cinesi a Prato. «In una società evoluta quale quella di Prato – ha aggiunto il procuratore -, che è il simbolo del tessile d’Italia e il polo più importante a livello europeo sul pronto moda, non è ammissibile che tutti gli operatori commerciali sappiano, e subiscano, il fatto che nelle notti tra il sabato e la domenica si viene a caricare i furgoni di merce da tutta Europa e che i pagamenti avvengono in contanti in quelle occasioni».

LAVORO SICURO – A 14 mesi dall’avvio del progetto Lavoro Sicuro, che prevede un piano di controlli straordinari nelle ditte cinesi a Prato, quasi 4 mila aziende sono state controllate e sono 3,8 i milioni di euro di multe riscossi fino a giugno scorso, che potrebbero diventare 6 milioni a dicembre, contro una media che in passato viaggiava attorno a 700 mila euro a semestre. Il progetto si è posto come obiettivo il controllo di 7.700 aziende, giudicate maggiormente a rischio, e ha già portato a elevare 207 provvedimenti di sequestro, 2303 fogli di prescrizione e 2190 informative di reato. Si tratta di un piano varato dopo il rogo al Macrolotto in cui, il 1 dicembre 2013, sette operai cinesi, cinque uomini e due donne, morirono nell’azienda pratese dove lavoravano ma anche vivevano, una tragedia che è stata ricordata anche da Papa Francesco ieri, 10 novembre, nella sua visita a Prato.

A META’ LAVORO – «Siamo a poco più della metà del lavoro che ci eravamo prefissi, ovvero di visitare tutte le imprese che hanno come titolari cinesi- ha spiegato Rossi -. Di queste 4 mila visitate l’84% si è messo a posto. È un dato alto e risulta dai riscontri che hanno fatto gli operatori e vuol dire che anche noi ci abbiamo preso gusto e che le situazioni si possono cambiare».

 

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Domenico Coviello

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