La strage di Parigi pone il dilemma

Terrorismo 2015: dovremo rinunciare a un pezzo di libertà in cambio di più sicurezza

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

Stampa Stampa
Gli attentati di Parigi

Gli attentati di Parigi

La seconda strage, in meno di un anno, che ha colpito Parigi – esaltata sul web da simpatizzanti del terrorismo islamico – pone problemi non soltanto alla Francia, ma a tutto il mondo occidentale. I governi europei, in tema di sicurezza, procedono in ordine sparso, ognuno per conto proprio, la collaborazione delle intelligences a livello internazionale funziona relativamente poco, le falle nei servizi francesi sono state evidenti non una, ma due volte nel 2015. Gli episodi delle stragi di Charlie Hebdo e del teatro Bataclan hanno dimostrato come la sorveglianza e la prevenzione delle autorità siano state completamente inefficaci e inefficienti.

SARKOZY – L’ex presidente Nicolas Sarkozy ha ribadito con forza che la politica estera francese ed europea deve tener conto della circostanza che ormai siamo in guerra e dobbiamo quindi comportarci in modo conseguente. Osservo che a suo tempo proprio Sarkozy ci aveva messo del suo per favorire lo sviluppo delle primavere arabe, che non hanno assolutamente frenato lo sviluppo del terrorismo, anzi talvolta lo hanno involontariamente agevolato.

PAPA – Anche Papa Francesco, esprimendo il suo cordoglio per le vittime, è uscito con un’affermazione forte. Il direttore di Tv2000 Lucio Brunelli ha chiesto al pontefice: “Lei ha parlato tante volte di una terza guerra mondiale a pezzi?”. La risposta “Questo è un pezzo, non ci sono giustificazioni per queste cose, nè religiosa e nè umana”. Stranamente in sintonia con le affermazioni di Sarkozy.

ALFANO – In Italia subito è scattata la verifica a livello nazionale e locale: il ministro Alfano, dopo aver convocato il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ha affermato che i nostri servizi seguono da tempo attentamente gli individui sospettati di contiguità col terrorismo, tanto che in quest’anno ne sono stati espulsi 55, e che in tutto il territorio nazionale sono state elevate le misure di sicurezza. L’allerta è arrivata quasi al livello massimo. A Roma sono stati intensificati controlli e tutele, il prefetto Gabrielli ha vietato manifestazioni in Piazza Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia, il Ministro Alfano ha annunciato altri 700 militari di rinforzo nella capitale.

PREFETTI – Anche sul territorio i prefetti sono stati invitati dal ministro a convocare i comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica per fare il punto della situazione e adottare le misure necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini. È questo uno dei compiti essenziali e più difficili dei prefetti, che debbono mantenere l’equilibrio necessario per dare ai cittadini la garanzia della tutela dei loro diritti fondamentali. Per questo i rappresentanti locali del governo non debbono sicuramente sottovalutare le situazioni locali, fornendo all’opinione pubblica la situazione del territorio senza indulgere a troppo ottimismo (tutto va ben madama la marchesa), ma neppure avventurarsi a dipingere situazioni di pericolo laddove il pericolo non sia completamente fondato e provato. Non è opportuno perciò dichiarare all’opinione pubblica che la provincia o la città di loro competenza sono assolutamente sicure (credo che nessuno in nessuna città possa fornire al cento per cento una simile garanzia), ma neppure annunciare strette di sicurezza o indizione di coprifuoco che non siano assolutamente fondati. Si rischia, in un caso e nell’altro, di creare sconcerto nell’opinione pubblica.

LIBERTÀ E SICUREZZA – Risulta sempre difficile contemperare la tutela di due beni essenziali quali la libertà e la sicurezza. Ricordo quanto disse, qualche anno or sono, l’allora Capo della polizia Antonio Manganelli in un’intervista video sul “problema attuale e molto antico” dell’equilibrio tra libertà personale e sicurezza. Manganelli disse: “Siamo tenuti a realizzare misure di sicurezza che comprimono le nostre piccole libertà quotidiane in nome di una libertà più grande e importante”. Volendo dire con ciò, e sono completamente d’accordo con il suo giudizio, che i cittadini talvolta preferiscono rinunciare a un pezzo di libertà purché in cambio sia loro garantita una migliore sicurezza.

FIRENZE – Un esempio elementare e banale: i viaggiatori hanno sopportato, nelle stazioni di Firenze e Roma, più rigorosi e stringenti controlli del possesso dei biglietti nel momento dell’accesso ai binari, in cambio dell’eliminazione dei disagi e delle molestie causate in precedenza da nomadi e questuanti, che avevano libero accesso alle stazioni.

I cittadini dunque sono disposti a sopportare piccoli e inevitabili sacrifici quotidiani, in nome del mantenimento della garanzia di sicurezza, che permette di migliorare le loro condizioni di vita. A questa finalità deve tendere l’azione dei pubblici poteri; Ministero dell’interno, prefetti e forze dell’ordine debbono essere in prima linea, con fermezza e buonsenso, per portare a buon fine questa essenziale missione.

Tag:, ,

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.