Un singolare sistema di pagamento perfettamente legale

Economia: lo Scec, alternativa italiana all’euro

di Camillo Cipriani - - Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Gli Scec

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La sentenza della Corte costituzionale che ha reso possibile il cambio della lira in euro ancora per tre mesi ha riportato l’attenzione sulla nostalgia per la vecchia moneta, ancora presente in molti italiani. Ma alcune persone hanno fatto di più, collegandosi in un’associazione che ha creato una moneta parallela. Da ben sette anni infatti esiste in Italia un’alternativa all’Euro, perfettamente legale e sempre più in espansione. Si tratta di un progetto promosso dall’associazione Arcipelago SCEC, con lo scopo di supportare l’economia locale trattenendo e facendo reinvestire la ricchezza nel territorio attraverso l’uso del Buono Locale della Solidarietà Che Cammina, denominato appunto SCEC.

MONETA – Questo progetto di moneta complementare, nato a Napoli nel 2007, rappresenta una percentuale del prezzo scelta liberamente da chi lo accetta al momento dell’iscrizione a un circuito creato appositamente ed è configurato fiscalmente come un abbuono, passivo o attivo a seconda che si riceva o si utilizzi lo SCEC . Il circuito è strutturato come un vero e proprio arcipelago di isole, riunite in un coordinamento nazionale che copre tutto lo «stivale». Esistono sei tagli di questa moneta: da 0,50; 1; 2; 5; 10 e 20, e sono sia elettronici che cartacei.

Lo SCEC ha un rapporto di parità con l’euro, ma non essendo convertibile può essere scambiato solamente all’interno del circuito che comprende imprenditori, artigiani, commercianti e professionisti. Anche i privati possono utilizzarlo tra di loro, nel caso di scambio di servizi occasionali o di beni usati, come ad esempio il supporto alle persone anziane e alle famiglie organizzando un servizio di spesa a domicilio; il baby sitting collettivo, l’assistenza allo studio in spazi idonei come le parrocchie.

Possono associarsi al circuito tutte le imprese commerciali artigiane e industriali ad eccezione di tutte quelle attività che per loro natura non reinvestono se non in misura marginale nel territorio, disco rosso quindi per multinazionali e franchising e naturalmente anche per quelle attività contrarie al senso di comunità come fabbriche di armi, società di scommesse e giochi d’azzardo. I numeri parlano di tre milioni di SCEC in circolazione in Italia, 30.000 associati, 3500 imprese che regolarmente accettano SCEC e 12 gruppi territoriali regionali attivi dal Friuli alla Sicilia.

chi volesse saperne di più si può collegare al sito SCEC

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Camillo Cipriani

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