Deludente esito del summit di Antalya

G20 in Turchia: lotta al terrorismo. Ma nel documento finale 9 buone intenzioni e nessun intervento concreto

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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Antalya (Turchia), vertice G 20

Antalya (Turchia), vertice G 20

ANTALYA – Al vertice G20 in Turchia ad Antalya, i leader dei principali paesi hanno discusso sul tema del terrorismo. Matteo Renzi al termine di un colloquio bilaterale con il presidente russo Vladimir Putin ha affermato: “Il terrorismo non si risolve con interventi limitati”. Nel loro bilaterale Putin e il premier italiano hanno discusso, tra l’altro, della possibilità di ridurre le limitazioni dei visti senza attendere progressi nei negoziati tra Mosca e Bruxelles. Per quanto riguarda le misure italiane Renzi afferma: “La legge di stabilità entra in Parlamento con un aumento degli stanziamenti per la sicurezza. Poi se il Parlamento vuole discutere per aumentarli ancora noi siamo disponibili. Ma il punto è che i fondi sono aumentati”.

Il documento congiunto approvato dai 20 parla di più sicurezza nel settore dell’aviazione, lotta contro chi finanzia i terroristi e blocco a propaganda sul web. La voce è unanime: combattere uniti per sconfiggere il terrore che, con gli attacchi di Ankara e Parigi, ha messo in atto “un inaccettabile affronto a tutta l’umanità”.

L’elaborato si suddivide in 9 punti, che sintetizzano quanto deciso dai leader delle maggiori economie mondiali nella due giorni di Antalya:

1 – I leader del G20 condannano nella maniera più ferma possibile gli odiosi attacchi di Parigi, un inaccettabile affronto nei confronti dell’umanità. Porgiamo le nostre più sentite condoglianze alle vittime degli attacchi e alle loro famiglie.

2 – Rimarremo uniti nella lotta al terrorismo. L’emersione di fenomeni terroristici mina la pace e la sicurezza internazionale, ponendo a rischio i nostri sforzi di rafforzare l’economia del pianeta e raggiungere una crescita e uno sviluppo sostenibili.

3 – Condanniamo in maniera ferma ogni atto, metodo o pratica terroristica, che non può essere giustificata in alcun modo.

4 – Ribadiamo che il terrorismo non può essere associato ad alcuna religione, razza, cultura o nazionalità.

5 – La lotta al terrorismo è una priorità per tutti i Paesi; ribadiamo la volontà di collaborare per risolvere i problemi e prevenire e sopprimere qualsiasi atto di terrore attraverso una collaborazione internazionale e una solidarietà basata su tutti i livelli, nel completo rispetto della centralità del ruolo dell’Onu e in ossequio a quanto stabilito dai trattati Onu, dal diritto internazionale e dai diritti umani, leggi umanitarie e diritto dei rifugiati e richiedenti asilo.

6 – Ribadiamo inoltre la volontà di combattere il terrorismo privandolo dei canali di finanziamento, in particolare attraverso il blocco di beni e l’interscambio di informazioni tra Paesi. Il sequestro dei finanziamenti a questi destinati va perseguito implementando le misure necessarie all’attuazione del FATF (Financial Action Task Force).

7 – Le nostre azioni di antiterrorismo devono continuare a far parte di una più ampia azione diretta a ostacolare tutte quelle attività che del terrorismo sono la fonte: estremismi violenti, radicalizzazione e reclutamento di miliziani, lotta a movimenti terroristici, contrasto alla propaganda terroristica. Il tutto anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche e telematiche, in linea con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu 2178.

8 – Esprimiamo la nostra preoccupazione rispetto il proliferare del fenomeno dei foreign fighter, che costituiscono una minaccia anche per i Paesi di provenienza degli stessi, oltreché per i paesi di transito e destinazione. Ci stiamo opponendo a questo fenomeno attraverso una cooperazione transnazionale, che prevede lo scambio di informazioni, la rilevazione e registrazione dei passaggi alle frontiere e una risposta appropriata in sede penale.

9 – I continui e recenti attacchi terroristici occorsi in varie parti del globo hanno mostrato, ancora una volta, la necessità di aumentare il livello di cooperazione internazionale e di solidarietà tra tutti i Paesi decisi a opporsi alla minaccia terroristica. Ricorderemo sempre le vittime di questi attacchi.

Ancora una volta perciò un documento partorito al termine di un summit internazionale importante e vasto, in un momento particolarmente delicato, si limita a belle e solenni dichiarazioni d’intenti, evitando condanne particolari nei confronti degli ambienti responsabili delle azioni terroristiche. Ma non decide niente in merito ad azioni concrete per contrastare il fenomeno sul campo. Di questo hanno discusso in un bilaterale Obama e Putin, decidendo di risolvere la situazione d’instabilità in Siria, ma non si è parlato in nessun modo di interventi congiunti dei 20 contro gli strateghi del terrore.

 

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Camillo Cipriani

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Commenti (1)

  • Pierluigi

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    Il problema di come combattere contro il terrorismo probabilmente rimarrà insoluto. Se ricordo bene, alcuni mesi addietro la flotta americana stava per bombardare la Siria di Assad, che adesso dovrebbe diventare l’alleato USA, per consentire alle truppe statunitensi di operare in Siria. Riguardo alla situazione in Irak, dato che le truppe americane hanno fatto quello che volevano fino a pochi mesi fà, non vedo quale sia la remora per agire, quando combattenti di qualsiasi colore occupano un protettorato.
    A proposito: ma Putin non pubblica la lista dei 40 Paesi che hanno rapporti con l’ISIS?
    Visti i precedenti (vedi triplice alleanza fino al 1914 e 8 settembre 1943), non sarebbe strano che anche l’Italia, terra non solo di santi, poeti e navigatori, ma attualmente di soli predicatori, fosse nella lista.

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