L'indagine dell'Istat

Criminalità e terrorismo: gli italiani si sentono assediati. Ma l’arma più forte è non aver paura

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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perquisizioni della polizia belga a Molenbeek

perquisizioni della polizia belga a Molenbeek

L’indagine realizzata dall’Istat sul livello delle condizioni di vita degli italiani mostra che quest’anno la nostra popolazione ritiene che ci sia stato un miglioramento quasi generalizzato rispetto ai due anni precedenti, eccezion fatta per la situazione della criminalità terroristica e comune. Su una scala che va da uno a 10 il voto è pari a 6,8. Dopo il forte calo tra il 2011 e il 2012, il quadro della soddisfazione generale della popolazione dai 14 anni di età in su si è stabilizzato con una stima pari ai livelli espressi nel 2012.

SICUREZZA E TERRORISMO – Cresce la quota di quanti vedono migliorare la loro situazione economica e si stabilizzano i giudizi sul lavoro, segno che inizia a prendere corpo la percezione che la recessione è ormai alle spalle. Cresce però anche l’allarme per la criminalità e per il terrorismo, soprattutto al Centro nord. La gente teme per la propria sicurezza. Nel 2015 i problemi maggiormente sentiti dalle famiglie (soprattutto dopo i fatti di Parigi), con riguardo alla zona in cui vivono, sono il rischio di criminalità e terrorismo (41,1%), il traffico (38,4%), la difficoltà di parcheggio (37,3%) e l’inquinamento dell’aria (36,7%); seguono la sporcizia nelle strade (31,6%), il rumore (31,2%), le difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici (30,5%) e la qualità dell’acqua di rubinetto (30,0%). Infine, il 9,2% delle famiglie segnala irregolarità nell’erogazione dell’acqua.

ATTENTATI – Quindi la sicurezza – in particolare il timore di attentati del fondamentalismo islamico –  è tornata ad essere al centro delle preoccupazioni degli italiani, dopo un periodo – corrispondente alla crisi economica – nel quale i problemi dell’economia e del lavoro erano stati quelli principali. L’immagine di una Bruxelles deserta, chiusa per il timore di assalti tipo quelli di Parigi, colpisce attualmente la nostra popolazione, che non si sente completamente rassicurata dalle affermazioni di Alfano e Renzi o dalla circostanza che finora i nostri servizi sono riusciti a scoprire personaggi sospetti che sono stati espulsi dal paese.

RENZI E OBAMA – Dobbiamo sicuramente reagire: il premier Renzi ha detto che la paura non deve cambiare le nostre abitudini e altrettanto ha affermato il presidente Usa Barack Obama: ” lo strumento più potente che abbiamo per combattere lo Stato islamico è affermare che non abbiamo paura. Che non ho paura che lo Stato Islamico ci sconfigga con le sue operazioni. Distruggere l’Isis non soltanto è un obiettivo realistico, ci riusciremo. Sarà fatto. Non accetteremo il terrorismo come la nuova normalità, non siamo senza potere, in quanto il mondo non accetterà attacchi terroristici ai ristoranti e ai cinema”.

ALFANO – Da ultimo il ministro dell’interno Angiolino Alfano, in un’intervista radiofonica, proprio oggi ha affermato: “Il sistema di intelligence funziona, in Italia si puo’ stare tranquilli. Poi nessun paese è a rischio zero”, esibendo forse un eccessivo ottimismo al fine di infondere fiducia agli italiani, scossi dai recenti avvenimenti.

REALTÀ – Dai principali leader dunque vengono parole di rassicurazione e incoraggiamento alla popolazione a vivere una vita normale, che contrastano con la realtà di una Parigi ancora sotto assedio, della Francia che per tre mesi osserverà il coprifuoco, di interi quartieri di Bruxelles (Molenbeek) setacciati dalla polizia a caccia di terroristi. È ben vero che la situazione in Italia è diversa da quella francese e belga; qui non ci sono immigrati di seconda e terza generazione che possono organizzare e realizzare imprese omicide e criminali come è successo in Francia. Il timore è che le azioni vengano realizzate da terroristi entrati in Italia attraverso le nostre frontiere.

NOT IN MY NAME – La circostanza che la tanto strombazzata manifestazione nazionale degli islamici cosiddetti moderati ( ‘Not in my name’) contro gli atti di terrorismo e l’estremismo dell’Isis si sia risolta in un sostanziale flop e abbia coinvolto solo poco più di un migliaio di persone – compresi alcuni politici italiani desiderosi di uscire dall’anonimato in cui sono piombati – ci induce a riflettere sull’effettiva possibilità che un’opposizione all’estremismo possa venire dall’interno dello stesso mondo islamico. Dunque occhi aperti, guardiamoci intorno e confidiamo sulle capacità dei nostri apparati di sicurezza e su un rinnovato sforzo a livello internazionale. Senza esagerare ma anche senza sottovalutare i possibili rischi.

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Camillo Cipriani

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