La proposta del governatore Enrico Rossi

L’Italia di mezzo, progetto per unire tre regioni: Toscana, Umbria, Marche

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Le tre regioni da unificare

Le tre regioni da unificare

Toscana, Umbria e Marche – regioni contigue del centro Italia – hanno numeri, necessità ed opportunità comuni e possono dunque formare utilmente una macroregione, denominata “Italia di Mezzo”. Soprattutto possono integrare molti servizi tra loro. Per questo il presidente della Toscana Enrico Rossi nelle settimane scorse aveva lanciato la proposta di un’alleanza tra Toscana, Umbria e Marche per una nuova regione che dal Tirreno arrivi fino all’Adriatico, un progetto di “regionalismo differenziato” e Regioni diverse da quelle che sono ora per ridurre i costi e contare di più in Europa. Unire, per alcuni aspetti, un territorio nel quale sono previste opere importanti come l’incompiuta Grosseto-Fano che, se realizzata, intreccerebbe i flussi del grande corridoio europeo Kiev-Lisbona connettendo anche due porti, Ancona e Livorno, sarebbe utile per tutti.

PERUGIA – Di questo hanno parlato a Perugia il presidente della Toscana Enrico Rossi con la presidente dell’Umbria Catiuscia Marini e il presidente delle Marche Luca Ceriscioli. Hanno avviato una comune riflessione sull’integrazione dei servizi e la riforma dell’assetto regionalista dello Stato. L’Italia di Mezzo ha mosso i suoi primi passi concreti. Una macroregione da oltre sei milioni di abitanti, il 10 per cento di tutta Italia, e con il 12 % del Pil nazionale.I tre presidenti si sono impegnati a presentare a gennaio, dopo l’approvazione dei bilanci, un documento ai rispettivi consigli regionali. Un testo breve, ma chiaro, volto all’unificazione delle tre regioni.

FRANCIA – Del resto la Francia ha già ridotto l’anno scorso da 22 a 13 le proprie regioni, in Germania i Laender più piccoli stanno chiedendo di unirsi, per ridurre costi e sprechi, e anche nel Parlamento italiano, dopo le Province, si torna a discutere di una possibile modifica ai confini delle Regioni, nate quarantacinque anni fa, per farle passare magari da venti a dodici. In questo senso va la proposta del senatori Ranucci e Morassut, che il Governo ha fatto propria ad ottobre con un ordine del giorno votato in Senato.

TERRITORIO – Insieme Toscana, Umbria e Marche, con un asse lungo quasi 400 chilometri da Zeri in Lunigiana fino a Porto d’Ascoli sull’Adriatico, raccoglierebbero un territorio di oltre 41 mila chilometri quadrati, quasi il doppio dell’attuale Toscana che ne misura oggi poco meno di 23 mila, e 570 chilometri di costa continentale, per oltre due terzi in Toscana e il resto nelle Marche. Abiterebbero la grande regione 6 milioni e 230 mila cittadini, somma di 3 milioni e 790 mila toscani, 1 milione e 550 mila marchigiani e 890 mila umbri.

CARATTERISTICHE – Nelle tre regioni le piccole imprese, quelle con meno di dieci addetti, oscillano tra il 56 e il 54 per cento, mentre quelle con più di 50 e fino a 250 sono il 13 per cento e quelle oltre i 250 meno del 7 per cento. Nei consigli regionali siedono in 40 in Toscana, in 20 in Umbria e in 30 nelle Marche; le regioni comprendono rispettivamente 279, 92 e 239 comuni. Le giunte regionali contano invece 8 assessori la Toscana, 5 l’Umbria e 6 le Marche.

Si tratta di una proposta seria e intelligente, che potrebbe comportare notevoli risparmi per la spesa pubblica e semplificazione nelle attività amministrative a vantaggio delle imprese e dei cittadini. Imprese omogenee potrebbero così più agevolmente fare rete fra di loro, eliminando – almeno in parte – gli svantaggi della piccola dimensione. Resta il problema di definire sedi, dimensioni, competenze e permanenza degli organi politici e amministrativi delle tre regioni, che andrebbero ovviamente unificati e ridotti nel numero dei componenti. Nonostante questi scogli di non poco conto sarebbe auspicabile iniziare al più presto un percorso comune; su questo la parola passa ora ai tre Consigli regionali. Non sarà facile chiedere ai politici coinvolti di rinunciare alle loro poltrone e ai loro privilegi. Le polemiche (e l’opposizione di molti interessati)  suscitate dalla proposta della regione Toscana di togliere un vitalizio ai consiglieri e ex che godano sia di quello regionale sia di quello parlamentare sono un segnale indicativo delle difficoltà cui andrà incontro chi dovrà perfezionare il progetto.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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