Inchiesta della Procura

Terrorismo, Milano: scoperta una rete che falsificava passaporti e permessi di soggiorno. Collegata a foreign fighters?

di Camillo Cipriani - - Cronaca

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foreign fighters

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MILANO – Un’ inchiesta della procura di Milano, affidata al pm Alessandro Gobbis, ha permesso di scoprire una rete dedita alla realizzazione di passaporti falsi e falsi permessi di soggiorno, direttamente collegata ad un gruppo di foreign fighters, alcuni dei quali partiti per la Siria e altri arrestati a gennaio scorso.

TRAFFICO – Al gruppo, specializzato nel traffico di migranti e nella produzione di documenti falsi, si è arrivati partendo dalle indagini e dalle intercettazioni sui foreign fighters milanesi; era composto di otto persone, quattro dei quali siriani. Due i nomi interessanti del nuovo filone: Abd Alghane Zead, 26enne, indagato per terrorismo internazionale, e Abou Azan Bassam, fratello di altri due uomini indagati nell’ambito della prima inchiesta chiusa a gennaio. L’organizzazione faceva proseliti anche a Milano e negli anni scorsi si sarebbe resa responsabile di aggressioni nei confronti dei siriani favorevoli al presidente Assad.

PASSAPORTI – Questa seconda indagine, chiusa nei giorni scorsi, potrebbe essre integrata con informazioni in arrivo dalla Francia, visto che al Bataclan è stato trovato un passaporto falso intestato ad un profugo siriano. La Digos di Milano ha finora ricostruito una rete capace di vendere passaporti falsi e falsi permessi di soggiorno, in particolare a cittadini siriani, strettamente collegati a miliziani, che poi potevano arrivare nei paesi del nord Europa.

ARRIVI – Proprio Zead e Bassam avrebbero gestito gli arrivi dalla Siria e raccolto i soldi. Per arrivare nel Nord Europa i migranti erano disposti a pagare da 5 a 12mila euro ai connazionali che organizzavano il viaggio. Viaggi organizzati tra il 2012 e il 2014 con un percorso consolidato: dalla Siria alla Turchia per poi salpare a bordo dei barconi diretti verso le coste europee. Arrivati in Italia la maggior parte dei siriani si dirigeva in Scandinavia, in particolare in Svezia.

CONTROLLI – Intanto – come ha annunciato il ministro dell’interno Angelino Alfano –  in tutto il territorio proseguono i controlli sui soggetti considerati “potenzialmente vicini” alle posizioni del fondamentalismo islamico. Controlli, in particolare, sono stati eseguiti nelle carceri, nelle celle di detenuti jihadisti, e sono state potenziate le attività d’intercettazione.

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Camillo Cipriani

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