Oggi 24 novembre la prima udienza

Vatileaks 2, i giornalisti Nuzzi e Fittipaldi a processo in Vaticano: «La nostra colpa? Aver pubblicato… notizie»

di Domenico Coviello - - Cronaca

Stampa Stampa
Vaticano, da sinistra Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi

Vaticano, da sinistra Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi

CITTA’ DEL VATICANO – Una serie di «no» secchi. Una rapida udienza di un’ora circa. L’appuntamento con gli interrogatori degli imputati fissato a lunedì prossimo 30 novembre, fra meno di una settimana, in modo che tutto si concluda entro l’8 dicembre, data d’inizio del Giubileo straordinario della Misericordia, voluto da Papa Francesco. Si è svolto così questa mattina, 24 novembre, l’inizio del processo a carico dei cronisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, autori rispettivamente dei libri «Via Crucis» e «Avarizia», alla sbarra in Vaticano.

LE ACCUSE – Sono accusati, con gli altri imputati monsignor Lucio Vallejo Balda, Francesca Immacolata Chaouqui e Nicola Maio, di aver divulgato notizie e documenti riservati della Santa Sede, in base all’articolo 116 bis del codice penale della Città del Vaticano, uno Stato formalmente straniero. Rischiano teoricamente fino a 8 anni di carcere.

PM VATICANO – Il processo aperto sulla divulgazione di carte riservate finite nei due libri di Nuzzi e Fittipaldi «non riguarda la pubblicazione» dei controversi documenti, ha sostenuto il pubblico ministero, «ma è un processo sulla loro divulgazione che non conculca la libertà di stampa».

ISTANZE RESPINTE – Due le istanze presentate dagli imputati nel corso della prima udienza, entrambe rigettate dal tribunale presieduto da Giuseppe Dalla Torre: quella, presentata da monsignor Vallejo Balda, di concedere più tempo al proprio rappresentante legale, nominato appena ieri, per preparare la difesa, e quella presentata da Fittipaldi di annullare i capi di imputazione, e quindi il processo, in ragione della loro indeterminatezza nel decreto di rinvio a giudizio.

«HO PUBBLICATO…NOTIZIE!» – «Ho deciso di comparire in questa udienza per doveroso rispetto nei confronti di questo tribunale che ha ritenuto di dovermi citare – ha dichiarato in aula Emiliano Fittipaldi, giornalista all’Espresso -. Ma esprimo innanzitutto la mia incredulità nell’essere imputato di fronte a una autorità giudiziaria diversa da quella del mio paese, pur avendo scritto e pubblicato in Italia il libro per il quale si pretende qui di incriminarmi». «Nel mio paese, d’altronde – ha proseguito il giornalista – la condotta che qui mi addebitate non sarebbe penalmente perseguibile, non essendomi contestato in alcun modo di aver pubblicato notizie false o diffamatorie, ma semplicemente di aver pubblicato notizie: attività protetta e garantita dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo».

AVVOCATI D’UFFICIO – Ha protestato anche Gianluigi Nuzzi, che, come ha reso noto egli stesso via Twitter durante l’udienza, si è visto rifiutare dal tribunale della Santa Sede la richiesta di avvalersi del suo difensore di sempre, l’avvocatessa Caterina Malavenda. Sono dunque subentrati gli avvocati d’ufficio, e per tutti gli imputati. Anche se nel caso di Fittipaldi e Nuzzi, sono stati assunti come avvocati di fiducia. Si tratta di Emanuela Bellardini (Vallejo), Agnese Camilli (Chaouqui), Rita Claudia Baffioni (Maio), Lucia Musso (Fittipaldi) e Roberto Palombini (Nuzzi).

«NON SIAMO MARTIRI MA CRONISTI» – «Noi non siamo dei martiri, siamo solo cronisti ma ci sono dei principi che vanno difesi – ha detto Gianluigi Nuzzi -. Si può criticare, apprezzare, anche biasimare ma poi c’è un altro piano che è quello della tutela dei diritti dell’informazione». E se dovesse essere condannato? «Io immagino di esser prosciolto dal Vaticano – ha risposto Nuzzi ai cronisti che lo aspettavano – ma se dovessi esser condannato e se il Vaticano richiedesse l’estradizione all’Italia, credo sia scontato che il mio paese respinga questa richiesta, visto che mi si attribuiscono dei reati che qui non sono tali». In ogni caso «mi presenterei e andrei anche in carcere, certamente. Ma sono sereno: ho fatto il mio lavoro in modo corretto», ha sottolineato il giornalista imputato.

PROCESSO RAPIDISSIMO – E’ comunque prevedibile una durata limitata del processo. Ai giornalisti presenti monsignor Vallejo Balda ha riferito che «il Papa vuole fare presto». Sabato prossimo alle 12.30 è il termine di presentazione delle prove a discolpa, lunedì 30, quando il Papa dovrebbe essere ancora in Repubblica centrafricana, la prossima udienza, con i primi interrogatori.

Tag:, ,

Domenico Coviello

Domenico Coviello

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.