Il ministro dell'Interno a Palazzo Vecchio

Vertice Nato a Firenze, Alfano: «Sicurezza dal terrorismo? Dobbiamo sacrificare la privacy»

di Redazione - - Cronaca, Politica

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Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, con il sindaco di Firenze Dario Nardella

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, con il sindaco di Firenze Dario Nardella

FIRENZE – «Questo è il paradosso del nostro tempo: lottare per la nostra sicurezza significa lottare per la nostra libertà, ma per ottenere la sicurezza dobbiamo forse violare un po’ la privacy, che è libertà. Per garantire un pezzo di libertà si deve sacrificarne un altro. Non c’è soluzione alternativa». Ne è convinto il ministro dell’Interno, e vicepremier, Angelino Alfano, che ha parlato oggi 26 novembre nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio durante la prima delle due giornate del summit della Nato sul terrorismo jihadista e il fenomeno delle migrazioni.

LIBIA – «Vogliamo sapere se la Siria diventa una Libia bis oppure c’è un quadro chiaro per il dopo, prima di cominciare», ha sottolineato Alfano, circa la possibilità che l’Italia assuma la posizione della Francia e della Germania favorevoli ai bombardamenti nei confronti dell’Isis. «L’Italia – ha detto ancora il ministro – ha una posizione molto chiara perché porta ancora le cicatrici della vicenda libica, che è una vicenda incompleta, incompiuta». Per il ministro dell’Interno «si è fatta la fase uno, cioè mandare a casa, anzi al camposanto Gheddafi, poi non si è fatta la fase due di ricostruzione e noi abbiamo il conto dell’immigrazione perché oltre il 90% di loro viene dalla Libia». «Abbiamo ancora – ha concluso Alfano – quelle cicatrici aperte».

CALIFFATO – Infine un richiamo a Osama Bin Laden, il mandante degli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York. «Mai nessuna organizzazione terroristica aveva avuto la pretesa di chiamarsi Stato – ha dichiarato Angelino Alfano -. Sono convinto che le parole abbiano un peso e quindi la stessa evoluzione semantica del nome che ha portato prima a una collocazione sul territorio e poi all’espressione Islamic State sottintende l’ambizione di cancellare i confini stabiliti da secoli e ripristinare i confini del califfato. Neanche Bin Laden aveva avuto la pretesa e l’ambizione di chiamarsi califfo».

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