Operazione della Guardia di Finanza

Livorno, maxi evasione fiscale da 10 milioni di euro: arresti e denunce

di Redazione - - Cronaca

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I controlli della Finanza di Massa Carrara hanno permesso di scoprire che l'imprenditore aveva evaso 6 milioni di euro

La Finanza ha scoperchiato una maxi evasione fiscale da milioni di euro

LIVORNO – Il sequestro preventivo di due appartamenti, di quote societarie, denaro e preziosi per un valore di 715 mila euro. Fatture false contestate agli indagati per 5,4 milioni. E una base imponibile sottratta a tassazione per circa 10 milioni di euro.

DENUNCE E ARRESTI – Questo il bilancio di un’operazione della Guardia di Finanza di Livorno, che ha potato alla denuncia di 9 persone, di cui due sottoposte agli arresti domiciliari e una all’obbligo di dimora. Il tutto in applicazione di un’ordinanza del gip, per truffa aggravata e reati tributari, e fallimentari ai danni dell’Unione Europea e dell’Inps. A cinque dei nove denunciati  è stata contestata anche l’associazione per delinquere.

SCATOLE CINESI – Le indagini dei finanzieri, svolte con il coordinamento della procura di Livorno, hanno avuto origine nel 2013, da controlli fiscali nei confronti di due società livornesi, una di facchinaggio in ambito portuale e l’altra nel settore della cartellonistica stradale. Tutti i fatti contestati dai militari sarebbero stati commessi attraverso la costituzione e la gestione di un gruppo di 9 società, utilizzate per consentire la movimentazione e il drenaggio di considerevoli flussi finanziari, formalmente «giustificati» da rapporti commerciali infragruppo che, secondo quanto accertato dalle fiamme gialle, si sono rivelati inesistenti.

FONDI EUROPEI INDEBITI – Per i finanzieri l’associazione per delinquere è stata finalizzata all’ottenimento di un’indebita percezione di finanziamenti comunitari per circa 400 mila euro erogati dalla Regione Toscana, attraverso una società finanziaria, a favore di due dei soggetti giuridici coinvolti, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo imprenditoriale di imprese a prevalente partecipazione femminile: sempre secondo le indagini, i contributi pubblici a fondo perduto, erogati per il 50% dell’investimento ammesso, sono stati ottenuti raggirando i previsti requisiti soggettivi e presentando documentazione e giustificativi di spesa falsi o irregolari per farli risultare conformi al bando di gara.

FATTURE FALSE – Inoltre, per tutti gli indagati, in qualità di amministratori di fatto o di diritto, è stato riscontrato un ricorso sistematico, attraverso le nove società coinvolte, all’emissione e all’utilizzo di fatture false per 5,4 milioni di euro (finalizzate ad abbattere l’utile e compensare illecitamente i debiti Iva) che attestavano prestazioni di servizio «generiche» o cessioni di beni in realtà mai avvenute.

BANCAROTTA FRAUDOLENTA – Infine, a quattro dei soggetti coinvolti, sono stati contestati bancarotta fraudolenta patrimoniale, societaria e documentale, a seguito del fallimento, richiesto dalla procura, di due società del Gruppo (dichiarate fallite nel 2013), per uno stato di insolvenza complessivo di circa 700 mila euro. Nel corso del 2015 sono inoltre state eseguite, verifiche fiscali nei confronti delle società coinvolte che hanno permesso di rilevare ulteriori violazioni fiscali: sono stati quindi segnalati all’Agenzia delle Entrate oltre 8 milioni di euro di base imponibile sottratta a tassazione, Iva dovuta per 2 milioni di euro e Irap, per 325.000 euro.

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