Effetto negativo delle politiche del governo

Lavoro: boom di occupati over 50 (+13,9%). Ma la disoccupazione giovanile invece arriva al 39,8% (+0,3)

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Top News

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Disoccupazione giovanile

Disoccupazione giovanile

ROMA – Negli ultimi tre anni si è registrata una crescita pressoché costante degli occupati di 50 anni o più: +13,9%, pari a circa +900 mila tra gennaio 2013 e ottobre 2015. Lo segnala l’Istat, rilevando così un boom dell’occupazione over50, su cui pesa l’invecchiamento della popolazione ma ancora più gli interventi che hanno allungato l’età per andare in pensione. Alla faccia del ricambio generazionale promosso, a parole, dal governo.

GIOVANI – Il tasso di disoccupazione dei giovani, che era già sceso sotto il 40% (al 39,2%) a luglio, invece risale e si attesta ad ottobre al 39,8%. E’ la stima provvisoria dell’Istat. A ottobre infatti il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 10,3% (cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza aumenta a ottobre di 0,1 punti percentuali. Nell’ultimo mese il tasso di occupazione tra i 15-24enni rimane stabile, mentre il tasso di inattività cala di 0,1 punti. Anche nella classe di età 25-34 anni si registra nell’ultimo mese una crescita del tasso di disoccupazione (+0,2 punti percentuali), mentre il tasso di occupazione diminuisce (-0,2 punti) e il tasso di inattività rimane invariato.

MEZZA ETÀ – L’Istat rileva inoltre che la fascia più colpita è però quella che va da 34 a 49 anni, che nell’ultimo triennio ha registrato un calo dell’occupazione del 4,4%, ovvero di 450mila unità.

Evidentemente il Jobs Act, fra i giovani, non ha ancora avuto effetti benefici, ma non tutela neppure i lavoratori un po’ più anziani. Tirando le somme delle politiche del governo Renzi viene da dire “largo ai vecchi”, al di là dei proclami del premier e dei suoi ministri Poletti e Padoan.

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Camillo Cipriani

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