Il bilancio di un annus horribilis

Mare Mediterraneo, immigrazione: «Più di 700 bambini migranti sono morti dall’inizio del 2015»

di Domenico Coviello - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – E’ una strage degli innocenti quella che ogni giorno si compie nel mare Mediterraneo, di fronte alle coste della Grecia, della Turchia, dell’Italia. Oltre 700 sarebbero i bambini migranti, figli di profughi in fuga dalla Siria, dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Asia che sono morti dall’inizio del 2015 nel mare nostrum.

MORTI RADDOPPIATI – «Continua una strage silenziosa nel Mediterraneo, con i morti che sono più che raddoppiati nel 2015 rispetto al 2014: da 1600 a oltre 3200 – ha denunciato oggi 9 dicembre il Direttore generale della Fondazione Migrantes (organismo della Conferenza episcopale italiana, ndr.), monsignor Gian Carlo Perego -. Continuano le morti di bambini, dimenticate: oltre 700 dall’inizio dell’anno».

TRITON FALLIMENTARE – «L’Europa che trova sempre risorse per bombardare, non trova risorse per salvare vittime innocenti – accusa monsignor Perego -. L’operazione europea Triton non ha saputo rafforzare il salvataggio in mare delle vite umane rispetto all’operazione italiana Mare Nostrum: una vergogna che pesa sulla coscienza europea. L’Europa sembra ora, a fronte della minaccia terroristica, giustificare anche il disimpegno nel creare canali umanitari che avrebbero potuto, oltreché salvare vite umane, combattere il traffico degli esseri umani: una delle risorse del terrorismo».

HOTSPOTS – «L’accoglienza ai nostri porti – insiste Perego -, anziché in centri di accoglienza aperti sembra affidarsi ancora una volta a centri chiusi, gli hotspots, come dimostra il Centro di accoglienza di Lampedusa: più di 20 mila persone sono arrivate al porto e sono state trasferite nel Centro, chiuso a ogni ingresso e uscite. La paura insieme alla convenienza sembra far ritornare indietro di anni il cammino di protezione internazionale costruito in Europa».

Turchia, un bambino profugo sopravvissuto alla traversata del Mediterraneo

Turchia, un bambino profugo sopravvissuto alla traversata del Mediterraneo

STRUTTURE ECCLESIALI – Continua invece l’accoglienza dei richiedenti asilo e protezione internazionale che, dopo l’appello di Papa Francesco del 6 settembre scorso, è cresciuta nelle strutture ecclesiali, nelle parrocchie e nelle famiglie, conclude il direttore della Migrantes realizzando «un’accoglienza diffusa, costruita insieme, senza conflittualità».

TURCHIA – Di oggi, 9 dicembre, l’ennesima tragedia nel Mar Egeo, davanti alle coste della Turchia: un barcone carico di migranti è affondato vicino all’isola greca di Farmakonissi provocando la morte di almeno 11 persone, tra cui 5 bambini. I dispersi sono 13. A bordo dell’imbarcazione, ha detto la Guardia Costiera, c’erano circa 50 persone, 26 sono state salvate.

LACUNE – E intanto si producono parole. Nella bozza di conclusioni del vertice dell’Unione europea del 17 e 18 dicembre prossimi si legge che Istituzioni Ue e Stati «devono correggere le lacune nel funzionamento degli hotspot, incluso stabilire le necessarie capacità ricettive per raggiungere gli obiettivi, e concordare rapidamente un preciso calendario affinché anche altri hotspot diventino operativi». Così «nonostante il duro lavoro degli ultimi mesi il livello di attuazione di alcune decisioni» per affrontare la crisi migratoria «è insufficiente».

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Domenico Coviello

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