L'Osservatorio Carcere della camere penali critica le carenze della giustizia

Giustizia penale: sentenze contraddittorie e disaccordo anche sull’uso dei braccialetti elettronici

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Stampa Stampa
Corte di Cassazione

magistrati di Cassazione

La nostra giustizia penale si trova adesso nell’occhio del ciclone per i numerosi casi di sentenze contraddittorie e contrastanti (ultima la vicenda dell’omicidio di Garlasco), con magistrati che, nei diversi gradi del giudizio, hanno espresso , per gli stessi fatti, valutazioni contrastanti e contraddittorie. La pubblica accusa in Cassazione chiede il rinvio, per la terza volta, del giudizio ad altra Corte d’Appello, sconfessando l’operato dei colleghi di altri gradi di giudizio, mentre poi il Supremo Collegio conferma la condanna dell’imputato, convalidando il giudizio impugnato. Si crea indubbiamente così grande sconcerto nell’opinione pubblica.  Il nostro apparato giudiziario inoltre non riesce neppure a risolvere problemi anche relativamente semplici per carenze burocratiche, insufficienza di fondi, illogica applicazione della procedura possibile.

OSSERVATORIO – L’Osservatorio Carcere delle Camere penali, forse prendendo spunto dal recente caso di Padre Gratien Alabi – che non può fruire del beneficio dei domiciliari, perché non è disponibile il braccialetto elettronico – ha appena concluso un monitoraggio in tutti i tribunali italiani in merito alla disponibilità di questi strumenti. Si giunge alla conclusione che complessivamente, gli apparecchi a disposizione sul territorio nazionale, erano circa duemila e sono costati allo Stato italiano 11 milioni di euro l`anno (5.500 euro l`uno) versati a Telecom. Ma attualmente non ce ne sono più disponibili.

BRACCIALETTO – Il primo braccialetto elettronico venne applicato alla caviglia di un detenuto e attivato nel lontano 2001. Prendeva così il via, 14 anni fa, una sperimentazione che venne più volte presentata come un importante strumento per combattere il sovraffollamento nelle carceri italiane: permettere di scontare la pena agli arresti domiciliari e, grazie al controllo offerto dalla tecnologia, evitare fughe o allontanamenti. Riducendo allo stesso tempo il lavoro di controllo delle forze di polizia. A più di dieci anni dall`inizio della sperimentazione, però, il meccanismo di controllo adistanza ancoranon è decollato. I braccialetti elettronici a disposizione dei magistrati sono troppo pochi rispetto ai detenuti che avrebbero diritto a usufruirne per andare agli arresti domiciliari. E così molti, come padre Gratien, sono costretti a restare in cella.

TRIBUNALI – La situazione nei vari tribunali è molto variegata. Con diversi casi di “giurisprudenza creativa”, come li definisce l`avvocato Riccardo Polidoro, responsabile dell`Osservatorio. Talvolta il giudice non concede i domiciliari obbligando il detenuto a restare in carcere, in altri invece li concede anche senza la disponibilità del braccialetto. In altri ancora mantiene la custodia cautelare in carcere e inserisce il detenuto in una sorta di lista d`attesa a tempo: non appena un`altra persona finisce di scontare i domiciliari con il braccialetto, subito si “dirotta” il dispositivo di controllo sugli altri detenuti in attesa. «Ne servirebbero almeno 5mila e questo aiuterebbe a ridurre il sovraffollamento nelle carceri – aggiunge Polidoro – e inoltre sarebbe utile poter contare anche su dispositivi tecnologicamente più avanzati. Oggi questo tipo di controllo a distanza potrebbe essere effettuato con il gps».

ARRESTI – L`esiguo numero di apparecchi disponibili sta, di fatto, costituendo una tacita abrogazione delle due norme di legge che introducono l`uso del braccialetto elettronico, denuncia l`Osservatorio Carcere: «Ne consegue l`illegale detenzione di colui che, pur avendo ottenuto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, si trovi costretto a rimanere in cella per carenza del mezzo di controllo». Tanto più che la Corte di Cassazione con sentenza 35571, depositata lo scorso 25 agosto, ha deciso che non si può subordinare la scarcerazione di un imputato, considerato “adatto” ai domiciliari, alla disponibilità del braccialetto elettronico. Con un netto cambio di rotta infatti i supremi giudici hanno stabilito che non è possibile condizionare l`assegnazione dei domiciliari alla disponibilità del braccialetto elettronico. E hanno così disposto la scarcerazione del detenuto.

Quella della giustizia sarebbe una delle riforme più urgenti da attuarsi in tempi brevi, ma finora sembra che l’unico problema dibattuto con grandi schermaglie e sostenuto con forza dal premier sia stato la riduzione delle ferie dei magistrati.

Tag:, ,

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.