Paulo Sousa ha fatto fare il salto di qualità, ma gli servono rinforzi

Fiorentina: cari Diego e Andrea Della Valle, questo è il momento di spendere

di Sandro Bennucci - - Lente d'Ingrandimento, Sport

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Paulo Sousa: ha riportato la Fiorentina in alto, ma ora ha bisogno di rinforzi

Paulo Sousa: ha riportato la Fiorentina in alto, ma ora ha bisogno di rinforzi

Visto il sorteggio per i sedicesimi di Europa League (il Tottenham è un brutto cliente, anche se giusto un anno fa i viola lo eliminarono) e analizzata a freddo la sconfitta in casa Juve, credo sia giunto il momento di tirare le prime conclusioni su una Fiorentina comunque nuova, brillante e piacevole. Ma con alcuni limiti ormai ben individuati. A cominciare da una considerazione: gioca bene, spesso anche troppo, nel primo tempo e cala inevitabilmente nella ripresa. Successe a Napoli ed è ricapitato a Torino. Con l’aggiunta della trasferta emiliana contro il Sassuolo.  Si tratta di un problema non da poco se nei primi 45 minuti non riesci a fare come con l’Inter, sotto di tre gol dopo i primi 45’. E qui arriva il secondo difetto, che ricalca quello già individuato nella gestione Montella: l’incapacità di tradurre il gran gioco in tiri in porta. Contro la Juve solo alcune fiondate da lontano. Non può bastare. Kalinic è veramente bravo, ma spesso si trova isolato in balìa di rocciosi difensori avversari. E ancora: il portiere, il romeno Ciprien Tatarusanu, è bravino ma non all’altezza della tradizione viola: niente a che vedere con Nardino Costagliola, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Giovanni Galli, Francesco Toldo. I primi due gol presi con la Juve (la colombella di Cuadrado e l’uscita poco convinta che ha offerto a Mandzukic il raddoppio)  non sono tollerabili per una squadra che punta in alto.

SCONCERTI – Detto questo, ribadisco il giudizio espresso alla vigilia del campionato, ossia il giorno prima del debutto vittorioso contro il Milan: si tratta di una Fiorentina da terzo-quarto posto. In ogni caso una Fiorentina da prima fascia, a differenza della valutazione di Sconcerti (ciao vecchio Mario, cominciammo insieme a fare questo mestiere, quasi 50 anni fa…) che la collocava addirittura fuori dalle ambizioni europee. Invece io avevo intravisto una buonissima progressione già in precampionato, non tanto per le vittorie, sempre effimere, contro Barcellona e Chelsea, quanto per il piglio del gioco, questa gran capacità di tenere la palla e di mettere in difficoltà avversari di ben altro lignaggio. Tuttavia un gioco che necessità di gran dispendio di energie, quindi di ricambi se vuoi lottare su più fronti. O semplicemente per evitare di trovarti in difficoltà quando capitano squalifiche e infortuni. Sousa è stato bravo a valorizzare il gruppo, a far sentire tutti titolare, todos caballeros, ma alla lunga, si sa, le differenze vengono fuori. Babacar, con tutto il rispetto, non vale ancora Kalinic. E Rossi non è quello che abbiamo conosciuto. Forza Pepito: ti aspettiamo!

DELLA VALLE – Ed eccoci al punto focale del nostro ragionamento: questa Fiorentina non è perfetta ma ha una buona stoffa. Vale la pena insistere e migliorarla. I Della Valle si lamentano per aver avuto, durante la loro gestione ormai lunga, buoni risultati ma una bacheca vuota. Allora è venuto il momento di tentare il salto. Nessuna chiedo nessuna spericolatezza, beninteso, ma solo dei ritocchi per andare avanti senza affanno in Europa League e, soprattutto, giocarsela fino in fondo in campionato. Con l’obiettivo di arrivare almeno in Champions. Servono, come minimo, tre giocatori di qualità: un difensore, un centrocampista e un attaccante. Nulla di speciale, anche gregari di lusso, ma gente di qualità e pronta subito. In cambio si può fare qualche taglio: Mario Suarez non si è trovato bene con Sousa. La Spagna lo riprenderebbe. Vediamo di trovare una valida alternativa. Soprattutto si dia fiducia a Daniele Pradè. E magari si “trattenga” Mario Cognigni da metter veti. E’ un presidente esecutivo che s’intende di finanza ma non tantissimo di calcio e talvolta non ha interpretato nel modo giusto gli obiettivi di mercato. Per esempio, perché ha lasciato partire Neto? In certi casi un sacrificio economico, ossia un robusto ritocco di contratto, non è uno spreco. Con Neto, questa Fiorentina…  Insomma, cari Diego e Andrea Della Valle, sappiate che è arrivato il tempo delle scelte. Tentare il salto di qualità costerà qualcosa. Ma ne vale la pena.

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Sandro Bennucci

Sandro Bennucci

Direttore del Firenze Post
sandro.bennucci@firenzepost.it

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