Protestano i sindacati

Scuola, 30 mila precari non sono pagati da settembre: la riforma ancora non decolla

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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Renzi spiega la riforma della scuola

Matteo Renzi in un frame del video in cui spiegava la riforma della scuola

ROMA – Dopo gli squilli di tromba e i proclami di Matteo Renzi e della sua ministra Stefania Giannini che hanno esaltato la riforma della buona scuola, si scopre che trentamila precari non vengono pagati da settembre per intoppi burocratici e fondi insufficienti. Con due note distinte i ministeri del Tesoro e dell’istruzione garantiscono che alcuni supplenti avranno gli stipendi a dicembre altri a gennaio. Ma il quadro resta incandescente con i sindacati sul piede di guerra e il mondo della scuola in fibrillazione.

CGIL – Il segretario della Flc Cgil, Domenico Pantaleo punta l’indice contro l’ amministrazione centrale. «Sebbene abbiano svolto il loro lavoro, i supplenti non percepiscono retribuzione per mancanza di risorse e inefficienza del sistema informatico del ministero dell’Istruzione- afferma-. Stiamo organizzando ricorsi contro un governo cattivo pagatore e sempre in ritardo. I soldi stanziati non bastano ai pagamenti: un’angheria cronica da superare rendendo gli stipendi partita di spesa fissa, come già avviene per le supplenze in caso di maternità». L’esecutivo ribatte che una parte dei supplenti (25 mila) sarà pagata a dicembre, un’altra (5 mila) a gennaio. Nel prossimo incontro al ministero i sindacati richiameranno «la questione salariale e la dignità di migliaia di persone e famiglie».

ANIEF – Per l’Anief «nel balletto di responsabilità tra Istruzione e Tesoro la riforma della scuola e l’innovazione dei sistemi di pagamento non sono serviti a nulla». Incombe la mannaia: «I tribunali saranno sommersi da migliaia di contenziosi».

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Camillo Cipriani

Camillo Cipriani

redazione@firenzepost.it

Commenti (1)

  • Vittorio

    |

    Se non mi pagano entro fine mese a Gennaio me resto a casa e invito tutti Voi a fare altrettanto. Questa è l’unica arma che abbiamo, ma non è un’arma spuntata. La scuola, infatti, non è un’azienda in esubero, essa, per garantire il regolare svolgimento delle sue funzioni, necessita del lavoro di Noi precari. Pertanto, se non ci pagano, la cosa migliore da fare (e l’unica) è restare a casa.

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