Resi noti i retroscena della vicenda

Salvabanche: il Governo voleva misure meno rigide, ma l’Europa ha detto no. Ecco la lettera dei commissari UE

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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Banca Etruria

ROMA – Il governo aveva pensato a un via alternativa al decreto salva-banche, per risolvere la questione delle quattro popolari (Banca dell’Etruria, Banca Marche, le Casse di Risparmio di Ferrara e di Chieti) finite al centro delle cronache in queste settimane. Un decreto più «morbido» che voleva risolvere il caso attraverso il Fondo interbancario di garanzia sui depositi e senza interventi a carico dei risparmiatori. Si tratta di una vicenda per la quale l’Ue ha messo sotto accusa il nostro Paese, tanto che il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan cerca di evitare la rottura. Le avvisaglie si erano già avute a febbraio scorso, quando per un caso simile che riguardava la Tercass (cassa di Risparmio di Teramo), l’Europa aveva già inviato una lettera di contestazioni, ignorata dal Governo. Alle critiche dell’Italia – che qualche giorno fa con Matteo Renzi aveva accusato l’Ue di aver imposto la «risoluzione» a danni di azionisti e obbligazionisti – risponde indirettamente l’Europa, con la diffusione di una lettera dei commissari a Concorrenza e Stabilità monetaria Margrethe Vestager e Jonathan Hill. La missiva è stata resa nota dall’agenzia di stampa Reuters.

«Se uno Stato membro opta per lo schema di garanzia dei depositi per ricapitalizzare una banca» allora «è soggetto alle regole Ue sugli aiuti di Stato». È questo il testo della missiva inviata al ministro Padoan dai commissari Ue. La lettera «spiega che si applicano le regole Ue sugli aiuti di stato e la direttiva sulla risoluzione delle banche» e l’uso dello schema obbligatorio di garanzia dei depositi non fa eccezione, precisa la Commissione Ue, ricordando che «c’è anche una semplice logica soggiacente» alla missiva: «il sostegno pubblico deve arrivare solo in ultimo ricorso», altrimenti le regole Ue che salvaguardano i contribuenti «potrebbero essere facilmente aggirate». La linea «morbida» di Roma sarebbe stata bocciata perché l’utilizzo del Fondo interbancario non poteva essere deciso con un atto di legge del governo.

 

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Camillo Cipriani

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