La Figc vuole a Roma il nuovo Coverciano. Una scelta contro Firenze, la storia e il buon senso

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Sport

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centro tecnico coverciano

Il centro tecnico della Figc a Coverciano (Firenze)

Per chi non conosce profondamente la storia del calcio italiano, o si limita a seguire risultati e classifiche della domenica sera, la notizia sembrerà solo curiosa. Se non addirittura secondaria. In realtà, dietro l’annuncio fatto oggi, 27 dicembre 2015 a Dubai, durante l’apertura del convegno di Globe Soccer,da Michele Uva, segretario generale della Federcalcio, e quindi braccio destro del presidente Carlo Tavecchio, c’è una scelta rivoluzionaria. O addirittura un golpe: infatti ha detto che nascerà presto a Roma un’altra “casa del calcio”, una nuova Coverciano. Destinata naturalmente a ospitare la nazionale e, verosimilmente, i corsi per allenatori e le figure di primo piano del nuovo corso del pallone. Una scelta geopolitica e, se vogliamo, una manifestazione di potere. Proprio in un momento in cui, dopo gli scossoni provocati dalle vicende di Blatter e Platini, servirebbe più attenzione, e maggior confronto, da parte di chi guida il calcio.

POTERE – E’ vero che Uva ha “condito” la notizia con altre informazioni: ossia che nasceranno in tutt’Italia 1.200 centri federali, con 1.200 allenatori con un investimento di 10 milioni l’anno per formare tutte le figure professionali legate al calcio. Ma è altrettanto vero che la novità che preme ai vertici federali è la prima: spostare da Firenze a Roma non solo la “casa della Nazionale”, ma anche il settore tecnico, ossia il cuore dell’attività federale. Erano decenni che esisteva questo prurito. Un trasferimento addirittura impensabile quando la Federcalcio era guidata da Artemio Franchi, il più capace e lungimirante dirigente sportivo italiano di tutti i tempi. Ma anche perché si trattava, e si tratta, di un trasferimento illogico, senza senso, dettato solo da una logica di potere. E dal fatto che tutto deve fare capo a Roma. Senza rendersi conto che il centro tecnico di Coverciano è un patrimonio unico della Figc e del movimento calcistico italiano. Qui, sotto la collina di Fiesole, rinacque il prestigio della maglia azzurra dopo i disastrosi mondiali del ’50 in Brasile, del ’54 in Svizzera, del ’58 (Italia nemmeno qualificata per la fase finale in Svezia), del ’62 in Cile e del ’66 in Inghilterra. Artemio Franchi presidente e Ferruccio Valcareggi commissario tecnico,  portarono l’Azzurro sul tetto d’Europa nel 1968 e al secondo posto del mondo a Messico ’70 (con la straordinaria Italia-Germania 4-3 in semifinale). Poi, sempre dal verde di Coverciano, sono venute le vittorie mondiali del 1982  (ct Enzo Bearzot) e del 2006 (ct Marcello Lippi). E qui, dalla nazionale juniores fino ai moschettieri, sono spuntati i più grandi campioni: da Giancarlo Antognoni a Paolo Rossi, da Fabio Cannavaro a Luca Toni.

Artemio Franchi, uno dei più grandi dirigenti sportivi italiani di tutti i tempi

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STORIA – Coverciano è dove Italo Allodi fondò la vera università per allenatori. Coverciano è dove Fino Fini, dopo essere stato per anni e anni medico della Nazionale e direttore del centro tecnico, ha voluto fondare il Museo del calcio. Coverciano è il calcio programmato e lungimirante. Come centro tecnico nacque per volontà di due insigni fiorentini: il marchese Luigi Ridolfi e Dante Berretti. Nella progettazione, ad opera degli architetti Francesco Tizzi e Arnaldo Innocenti, come pure nella scelta dei materiali, venne cercato lo stile delle belle ville medicee che costellano le colline circostanti: dominano il rosso pompeiano, il giallo e il verde. Un anello di cipressi ed un giardino all’italiana incastona i campi di gioco. Il concetto che ha ispirato la costruzione del Centro Tecnico è stato quello di costruire un organismo che corrispondesse alle molteplici esigenze tecnico-sportive dell’attività calcistica nazionale. Il marchese Ridolfi, dopo aver visionato diverse realtà già esistenti in Europa, ideò il Centro affinché risultasse un organismo vivo, vitale e funzionale.

FRANCHI – L’inaugurazione ufficiale risale al 6 novembre 1958. La Nazionale non ci venne subito. Fu Artemio Franchi a portarcela stabilmente, soprattutto da metà degli anni Sessanta. Gli anni della ricostruzione. Lontano dal frastuono romano e milanese, in un luogo raggiungibile da nord e da sud, gli azzurri tornarono ad allenarsi bene, a dominare e a vincere. Tante le polemiche, spesso pretestuose, scatenate soprattutto dalla stampa romana e milanese. Ma la “casa del calcio e della Nazionale” a Coverciano non è stata mai messa seriamente in discussione. Buon senso e ragionevolezza hanno sempre avuto la meglio. Fino a oggi. Ossi fino al momento in cui il governo del calcio ha scelto di andare a Dubai a fare l’annuncio. Forse per vedere l’effetto che fa. Il presidente del consiglio, Matteo Renzi, il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, e il sindaco di Firenze, Dario Nardella, dovrebbero chiedere con urgenza spiegazioni a Tavecchio. Soprattutto per sapere che senso ha spendere tanti soldi per far, forse, una brutta copia di un vero gioiello che tutto il mondo ci invidia da quasi 60 anni.

 

 

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Sandro Bennucci

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Direttore del Firenze Post
sandro.bennucci@firenzepost.it

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