Le nuove regole

Pensioni: dal 2016 le donne dovranno lavorare 22 mesi in più

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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Per raggiungere la pensione le donne dovranno lavorare 22 mesi in più di adesso

Per raggiungere la pensione le donne dovranno lavorare 22 mesi in più di adesso

FIRENZE – Stangata della legge di stabilità 2016, varata dal Parlamento, sull’età di accesso alla pensione e sull’importo dell’assegno calcolato con il metodo contributivo. L’anno prossimo scatteranno sia il gradino previsto dalla legge Fornero per la pensione di vecchiaia delle donne, sia l’aumento di 4 mesi per tutti legato alla speranza di vita, sia la revisione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo.

DONNE – In pratica per le donne dipendenti del settore privato l’età di uscita per vecchiaia passerà dai 63 anni e 9 mesi del 2015 a 65 anni e 7 mesi (compreso l’innalzamento di 4 mesi dell’aspettativa di vita), mentre le autonome potranno prendere l’assegno solo dopo aver compito 66 anni e un mese. La legge di stabilità prevede la possibilità per le donne che entro il 2015 compiono 57 anni e 3 mesi di età (58 le autonome) e 35 di contributi di uscire dal lavoro anche l’anno prossimo una volta atteso il periodo previsto dalla finestra mobile (un anno per le lavoratrici dipendenti, un anno e mezzo per le autonome).

CLASSE 1953 – La classe di età più penalizzata è quella delle donne nate nel 1953 dato che si ritroveranno a rincorrere la pensione fino al 2020 (nel 2018, quando compiranno 65 anni e 7 mesi sarà scattato un nuovo scalino mentre nel 2019 ci sarà nuovo aumento della speranza di vita).

CLASSE 1952 – Per le donne nate nel 1952 invece è prevista un’eccezione che consente a fronte di 20 anni di contributi l’uscita a 64 anni più l’aspettativa di vita.

DIPENDENTI PUBBLICHE – Nel 2018 le donne avranno un nuovo scalino per l’età di vecchiaia e andranno in pensione alla stessa età degli uomini, ovvero a 66 anni e sette mesi. Le dipendenti pubbliche (già allineate all’età degli uomini sin dal 1 gennaio 2012) nel 2016 andranno in pensione di vecchiaia alla stessa età degli uomini (66 anni e sette mesi).

VITA – L’aumento dell’aspettativa di vita definito a partire dal 2016 è di 4 mesi e quindi dall’anno prossimo gli uomini andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e sette mesi (66 anni e 3 mesi fino a fine 2015), mentre per la pensione anticipata saranno necessari 42 anni e 10 mesi di contributi (compreso l’incremento di 4 mesi della speranza di vita rispetto al 2015). Per le donne sarà possibile andare in pensione prima dell’età di vecchiaia solo in presenza di 41 anni e 10 mesi di contributi. Il nuovo adeguamento sulla speranza di vita verrà deciso per il 2019.

COEFFICIENTI – Nel 2016 scatteranno anche i nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo. La sola quota contributiva dell’importo pensionistico quindi a parità di età di uscita risulterà più basso perché sarà moltiplicato per un coefficiente inferiore. Antonietta Mundo, già coordinatore generale statistico attuariale dell’Inps, ha calcolato che per gli uomini, la riduzione del coefficiente per la quota contributiva della pensione di vecchiaia è dello 0,99% (tra il coefficiente relativo a 66 anni e 3 mesi del 2013 e quello relativo alla nuova età 66 anni e 7 mesi del 2016). Per le donne del settore privato invece la quota contributiva della pensione di vecchiaia aumenta del 4,09%, perché i 22 mesi di lavoro in più e quindi l’uscita con un coefficiente di età più elevato è più che sufficiente a compensare la generale riduzione dei coefficienti.

Il valzer delle novità in tema di pensioni, molte delle quali non favorevoli certo ai lavoratori e alle lavoratrici, continua. Una gran parte è dovuta all’azione del Governo dei professori di Mario Monti e della non rimpianta ministra Elsa Fornero, alla cui inventiva si deve anche il problema degli esodati, ereditato dall’attuale esecutivo.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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