La legge di stabilità 2016 non taglia il peso fiscale

Tasse e spesa pubblica: spirale sempre in crescita che il Governo non sa arginare

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Ancora una volta l’impegno di abbassare la pressione fiscale, nonostante i grandi proclami, è stato disatteso dal Governo. La legge di Stabilità non solo aumenta la spesa pubblica, contrariamente a quello che Renzi aveva promesso ad inizio mandato inaugurando una spending review progressivamente svuotata di contenuti, ma aumenta anche il peso delle imposte. La recente indagine Istat dimostra che la pressione fiscale resta oltre il 41%. La manovra economica 2016 è fatta dichiaratamente a deficit che, a meno di un balzo della crescita, dovrà essere colmato con una correzione in corso d’anno. Inoltre non riesce a centrare l’obiettivo di alleggerire il fardello fiscale per dare slancio alla crescita.

LA VOCE INFO – A fare le pulci sulle ombre della legge di stabilità per quanto riguarda le imposte è il sito specializzato lavoce.info. In uno studio di Francesco Daveri emerge che le entrate totali delle pubbliche amministrazioni, sia nel 2016 sia negli anni successivi (2017 e 2018), continueranno ad aumentare.

ENTRATE – Saliranno di 10,6 miliardi nel 2016 rispetto al 2015 (da 788,7 a 799,3 miliardi), di 20,7 miliardi nel 2017 rispetto al 2016 e di 25 miliardi nel 2018 rispetto al 2017. Ma allora il premier prende in giro tutti gli italiani quando dice di aver tagliato le tasse con la legge di Stabilità 2016? Solo un po’. Le entrate totali continueranno ad aumentare (il che non dovrebbe succedere quando si “tagliano le tasse”), ma aumenteranno meno di quel che sarebbero aumentate senza la legge di Stabilità 2016. Daveri ha calcolato che senza la manovra economica le tasse sarebbero aumentate ancora di più: di 28,7, 25,8 e 23,5 miliardi, rispettivamente, nel 2016, 2017 e 2018.

STABILITA – Le misure contenute nella legge di Stabilità 2016 (taglio dell’Imu sulla prima casa e altre misure per il 2016, taglio dell’Ires per il 2017) porteranno a contenere di alcuni miliardi l’aumento di tassazione che si sarebbe verificato «naturalmente». Il che vuol dire «per colpa degli aumenti di tasse decisi dai governi precedenti (incluso il governo Renzi nel suo primo anno di vita)».

SALVAGUARDIA – Va tenuto presente inoltre, come sottolinea LaVoce, che una parte preponderante del taglio di tasse scaturisce dalla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia. Se queste fossero scattate ci sarebbe stato un aumento dell’Iva e delle accise sulla benzina. Unimpresa ha calcolato che la pressione fiscale crescerà sopra la soglia del 43% fino al 2018 quando si abbasserà lievemente al 42,9%. Gli sgravi tributari previsti dalla manovra sui conti pubblici, pertanto, non produrranno gli effetti sperati per le famiglie.

FISCO – La domanda è sempre la stessa: si sarebbe potuto fare di più per ridurre il carico fiscale? La risposta è positiva ma condizionata da una variabile che per qualsiasi governo, non escluso quello di Renzi, è come un cappio al collo. Le imposte possono essere abbassate nella misura in cui si taglia la spesa pubblica. La difficoltà di questa condizione è rivelata dal fatto che ben tre commissari si sono cimentati nella spending review ma alla fine, dopo aver presentato voluminosi piani di fattibilità, hanno gettato la spugna. Si sono scontrati con il muro degli interessi della burocrazia restia a contrarre la spesa pubblica. Anzi nella legge di Stabilità il pacchetto «sicurezza» – pur doveroso tenuto conto del momento – ha fatto aumentare la spesa di 9 miliardi fino a un totale di 840,6 miliardi nel 2016.

Renzi e la sua squadra dovranno dunque trovare alla svelta altri sistemi d’intervento per contrarre il peso del costo della macchina pubblica, del costo della politica che ancora gravano come un macigno sui nostri conti pubblici. Non sarà facile vista la difficoltà e la scarsa volontà di aggredire privilegi di molte categorie: la vicenda dei vitalizi dei parlamentari, che difendono i loro diritti acquisiti, è esemplare a questo proposito.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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