Preoccupazione ma non panico

Attacco terrorista in Burkina Faso: i toscani di Shalom pronti al rientro

di Redazione - - Cronaca

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Il Movimento Shalom è attivo anche nei villaggi africani del Burkina

FIRENZE – Gli attentati terroristici a Ouagadougou, la capitale dello stato africano del Burkina Faso, hanno provocato forte tensione anche per il gruppo di italiani del movimento Shalom di San Miniato (Pisa).

Don Andrea Cristiani, raggiunto al telefono nell’ex colonia francese, ha raccontato che con sei volontari sarebbe dovuto rientrare ieri sera, 15 gennaio, in Toscana con un volo Air France delle 23.30. Durante il trasferimento verso l’aeroporto, però, i volontari sono stati riaccompagnati nella casa che il movimento ha nel paese africano dopo aver appreso dei due attentati che erano in corso.

Sperano ora di poter rientrare in giornata. Il gruppo si trova nuovamente nell’aeroporto della capitale. «Non abbiamo avuto paura, c’è stata preoccupazione, ma noi siamo ultraprotetti», dice don Andrea.

«Il nostro movimento – spiega ancora – ha radici profonde in Burkina, lì abbiamo un nutrito gruppo di Shalom, così ci sentiamo protetti. Ieri abbiamo raggiunto comunque l’aeroporto passando da strade secondarie, ma non è stato possibile partire poiché i voli sono stati sospesi. Siamo dunque rientrati al nostro centro Laafi Roogo, che significa casa della pace, dove abbiamo atteso notizie sul da farsi». Della delegazione fa parte anche mons. Roberto Rodriguez, vescovo argentino e presidente onorario del movimento Shalom. «Insieme al vescovo faremo una Santa Messa e un momento di preghiera interreligiosa per le vittime degli attentati», dice ancora don Andrea.

«Proprio ieri – riferisce il fondatore del movimento Shalom – abbiamo fatto, presso la nostra Università IPS di Ouagadougou, un incontro con i docenti e gli studenti, molti dei quali di religione musulmana. Abbiamo parlato di terrorismo e posso testimoniare che in questo popolo non ci sono deviazioni fondamentaliste. Certamente i terroristi vengono da fuori, il popolo e gli stessi musulmani, che rappresentano quasi il 50% della popolazione burkinabè non sono fondamentalisti e non vogliono il terrorismo».

Del gruppo Shalom hanno deciso invece di restare in Burkina altre 7 persone che si occupano della produzione di biodiesel e di una fabbrica di sapone che l’associazione ha nel paese africano.

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