Lo scontro sul provvedimento

Unioni civili: tensione all’interno del Pd. Mediazioni e maggioranza di … soccorso

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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unioni civili

ROMA – A 24 ore dalla presentazione dei 6mila emendamenti al ddl Cirinnà si è “celebrato” il giorno delle 100 manifestazioni arcobaleno e della ‘politica in piazza’ per avere una legge “attesa da anni” e senza “mediazioni al ribasso”. La battaglia sulle unioni civili si infiamma, procedendo a tappe forzate verso l’approdo del testo in Aula al Senato, il 28 gennaio, e verso quel Family Day che, la settimana prossima, vedrà confluire l’eterogenea e folta truppa di senatori contrari. Da qui le difficoltà del Pd a trovare un punto di caduta sul nodo della stepchild adoption.

Gli emendamenti della ‘mediazione’, targati Giuseppe Lumia non convincono, infatti, i circa 30 senatori Cattodem e, nello stesso tempo, sono giudicati dall’ala laica del Pd come il limite massimo oltre il quale “non si può andare”. Oltre, è il refrain dei ‘laici’, si andrebbe infatti ad intaccare il cuore dei diritti delle unioni civili “affossando”, di fatto, la legge. D’altro canto, i 13 emendamenti Lumia che eliminano quasi totalmente i rimandi al matrimonio (aggiungendo alcuni ritocchi come la perdita del cognome acquisito se l’unione civile si scioglie) ed esplicitano il potere di verifica del giudice nell’adozione non hanno ‘catturato’ l’ok dei Cattodem. Il gruppo ha presentato 9 emendamenti inclusi quelli chiave sull’affido rafforzato e sul reato di maternità surrogata per chi la realizza anche all’estero.

L’ala cattolica sembra più guardare agli emendamenti Pagliari-Corsini-Chiti (come quello che introduce una pre-adozione di 3 anni) che, però, non godono dell’appoggio della maggioranza del gruppo Dem. Insomma, la mediazione nel Pd viaggia ancora in alto mare e avrà un suo snodo chiave prima nella bicameralina di lunedì e poi nell’assemblea dei senatori di martedì. Poi ci saranno i primi voti in Aula, previsti sulle pregiudiziali e dove già si inizierà a capire quanto rischia davvero il ddl. Il rebus numeri, infatti, è un’ombra sempre più minacciosa sul testo con il M5S che resta nella posizione di non “toccare” il ddl e Ap che si divide tra un’ala più aperta a trattare sugli emendamenti e un’altra oltranzista. Non cede la trincea della Lega mentre oggi Fi certifica, fatta salva la libertà di coscienza, il suo niet con il capogruppo Paolo Romani che chiede di evitare atteggiamenti “ostruzionistici” e, allo stesso tempo, “velleitarismi di bloccare la discussione, con ‘canguri'”.

Il ‘canguro’ è in effetti una possibilità concreta (in caso di accordo comunque ritirabile) ed è previsto da un emendamento premissivo del Pd (a firma di Andrea Marcucci e Laura Cantini) che, nella sostanza, ricalca le modifiche degli emendamenti Lumia riflettendo quanto affermato ieri dal premier Matteo Renzi: una legge sulle unioni civili “non è rinviabile”. Si tratta di una prassi parlamentare secondo la quale tutti gli emendamenti di contenuto analogo vengono raggruppati: una volta approvato o bocciato il primo decadono tutti gli altri.

Nel frattempo il dibattito infuria fuori dal Parlamento, con il “milione”, secondo l’Arcigay, sceso in piazza per dare “una sveglia” all’Italia proprio nel day after dell’intervento del Papa sul “non confondere” unioni civili e matrimonio. Parole sulle quali Monica Cirinnà interviene dicendo che “il Pontefice fa il suo mestiere, il Parlamento ne fa un altro” suscitando la piccata replica del capogruppo Pd Luigi Zanda: mestiere? Quella del Papa “è una grande missione”.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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