Il sì dei consigli d'amministrazione

E’ nata la Centrale del latte d’Italia. Approvata la fusione di Firenze, Pistoia e Livorno con Torino

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia

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Mukki Latte ha cambiato pelle

Mukki Latte ha cambiato pelle

FIRENZE – I consigli d’amministrazione della Centrale del Latte di Torino, e della Centrale del Latte di Firenze, Pistoia e Livorno, hanno approvato entrambi nelle
rispettive sedute di oggi, 27 gennaio, il progetto di fusione che porterà alla nascita della Centrale del Latte d’Italia, con un fatturato di circa 200 milioni di euro, 5 stabilimenti e 430 dipendenti. La fusione, si legge in una nota, avrà efficacia entro il 30 settembre 2016, data entro cui è quindi prevista la negoziazione delle azioni in Borsa.

Il rapporto di concambio, fissato in 6,1965 azioni della Centrale del Latte toscana per ogni
azione della Centrale torinese, è stato giudicato congruo dall’advisor Banca Imi. La fusione è subordinata all’approvazione del progetto da parte degli organi decisionali di soci della Centrale del Latte di Firenze che rappresentino, nel complesso, almeno l’80% del suo capitale sociale. Le assemblee straordinarie di entrambe le centrali, per
deliberare la fusione, saranno convocate dopo l’approvazione del progetto di fusione da parte degli organi decisionali dei soci
di entrambe le aziende, che vedono una forte presenza di enti pubblici al loro interno. Dopo la fusione infatti il capitale
della nuova società sarà così ripartito: Finanziaria Centrale Latte Torino 36,99%; Comune di Firenze 12,25%; Fidi Toscana
6,83%; Comune di Pistoia 5,26%; Lavia 3,99%; famiglia Luzzati 2,56%; Camera di Commercio di Firenze 2,31%; Comune di Livorno 0,97%. E’ confermato lo scorporo dell’azienda Mukki, e il suo conferimento in una nuova società denominata “Centrale del Latte della Toscana”, interamente controllata dalla Centrale del Latte d’Italia, con sede legale ed operativa a Firenze. “Operazione volta a garantire la tutela del sito produttivo – si legge – la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali e
consolidamento patrimoniale”.

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Ernesto Giusti

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